«Mentana, lavora tranquillo» Così Beppe evita la querela

Il leader M5S fa retromarcia: ho attaccato il direttore del TgLa7 soltanto per non far sfigurare i suoi colleghi

M ozzarella di bufala. Perché la battaglia è fresca e alla fine risulta mordiba, si conclude in meno di ventiquattr'ore. Finisce, per ora, con le quasi scuse di Beppe Grillo e con Enrico Mentana che prende atto della rettifica del Movimento Cinque Stelle che «fa obiettivamente venir meno gli estremi per un passo giudiziario». Tanto rumore per nulla, per una bufala che non è una bufala, cioè una notizia priva di fondamento. Al contrario: due giorni fa lo aveva ammesso pure Beppe Grillo, sul suo blog, quando aveva definito «un fatto vero» l'incontro tra il pentastellato Davide Casaleggio e l'amministratore delegato di Widiba, banca online di Monte dei Paschi. Imbarazzo? Certo e allora meglio alzare un po' di polverone, mettere in Rete una nuova equazione indimostrabile, fatto vero uguale notizia falsa e perché il polverone restasse in aria per un po', al leader comico serviva un colpo di teatro. Fatto: serve un tribunale del popolo contro quotidiani e telegiornali. Molti non ci stanno, Mentana minaccia querela. Contrordine. Ieri ecco il post scriptum grillino: «Ieri Mentana si è risentito per il fatto che il logo del suo Tg fosse presente nell'immagine del post che denunciava le bufale dei media italiani. Non se la prenda direttore, è stato fatto per par condicio, per non fare sfigurare troppo i suoi colleghi. E inoltre si trattava di una denuncia politica per criticare il sistema mediatico nel suo complesso». Chiaro? Mica tanto.

Poi Grillo chiude pure con un augurio: «Le auguriamo di continuare a fare informazione che sia rispettosa della verità e dei cittadini ancora a lungo». Bene, stavolta il colpo di teatro non è riuscito un granché. Mentana accetta «la rettifica (chiamiamola così)» e aggiunge di fregarsene se «si scriverà che Grillo ha avuto paura della querela e che io ho avuto paura di perdere i telespettatori grillini». La storia della bufala non bufala passa agli archivi. I vertici del Movimento sembrano non entrare almeno subito nella contesa, non quelli con ruoli istituzionali, dal vicepresidente della Camera Luigi Di Mario al presidente della Commissione di Vigilanza, Roberto Fico. Stavolta fa eccezione Alessandro Di Battista, in questi giorni meno presente su Twitter, ma più propenso a una minor sintesi su Facebook. Dove ieri, tra l'altro, scrive: «Dal 5 dicembre, il giorno dopo il referendum perso da Renzi, Napolitano, De Benedetti, JPMorgan & Company, è partita una crociata contro il M5S. Come se fossimo in campagna elettorale anche se non si sa quando ci faranno votare». Dibba dimentica o forse trascura che l'industriale ed editore Carlo De Benedetti l'8 settembre è stato ricevuto dalla sindaca pentastellata di Torino, Chiara Appendino. Incontro ovviamente mai smentito, anzi definito dagli ambienti vicini ai due protagonisti «cordiale e costruttivo».

Ma questa è un'altra storia e probabilmente anche un'altra opzione di governo per il Movimento. La rotta la sta indicando la sindaca di Torino. Lei incontra chi le pare. La cosa trapela? Per ora nessuna giustificazione. E nessun polverone se si parla dei consiglieri che il Comune di Torino può nominare e nomina nella Compagnia di San Paolo e nella Fondazione Crt. Appendino, incassato il successo di Capodanno ha deciso di riposarsi qualche giorno. È partita con la famiglia, in crociera, destinazione Barcellona. La classe non è acqua. E in fondo non è neppure mozzarella di bufala.