Merkel, trattativa infinita Ma per il governo servirà aspettare Pasqua

L'intesa con l'Spd è ancora da definire I nodi di tasse, investimenti e immigrazione

Daniel Mosseri

Berlino Ennesima nottata negoziale per la cancelliera cristiano-democratica Angela Merkel, il suo alleato cristiano-sociale Horst Seehofer e il loro interlocutore socialdemocratico Martin Schulz. I tre leader, e un codazzo di negoziatori di ciascuno dei tre partiti, si sono rinchiusi nel quartier generale della Spd, la berlinese Willy-Brandt-Haus, per gettare le fondamenta del prossimo governo. «Sarà un giorno difficile», ha annunciato Merkel prima del vertice, assicurando che la sua Cdu «lavorerà costruttivamente per trovare i compromessi necessari ma anche per identificare le giuste politiche per il nostro paese». Traduzione: sono obbligata a rifare il governo con i socialdemocratici e spero che non tirino troppo la corda su Europa e spesa pubblica.

Dal voto di settembre sono passati oltre tre mesi ma il nuovo governo è ancora in alto mare: per due mesi Merkel si è illusa di costruire una coalizione «Giamaica» con Verdi e Liberali, e quando questa è naufragata la riedizione della grande coalizione è apparsa come l'unico approdo. Eppure ci vorrà ancora molto tempo. Se, come tutti sperano, accordo sarà, Schulz inizierà un tour delle sezioni Spd per convincere la base ad allearsi di nuovo con Merkel. L'esperienza insegna che i governi della cancelliera si traducono sempre in rovine elettorali per chi, a turno, si allea con lei. A conclusione del tour pro-governo, il 21 gennaio Schulz convocherà i tesserati a Berlino: saranno a loro ad avere l'ultima parola, il che spiega perché i colloqui di questa settimana sono stati definiti esplorativi. Se anche la base Spd dirà di sì, il duo Cdu-Csu e i socialdemocratici inizieranno negoziati veri e propri. «Spero che arriveremo al nuovo governo entro Pasqua», ha dichiarato alla Deutsche Welle il vicepresidente socialdemocratico del Bundestag, Thomas Oppermann, spiegando anche che una nuova Große Koalition è l'unica alternativa al ritorno alle urne. La difficoltà è tutta in casa Spd: bruciati dal tonfo elettorale di tre mesi fa che li ha portati alla percentuale più bassa della loro storia moderna, il 20 per cento, i socialdemocratici sono consumati dalla paura del voto; allo stesso tempo temono di governare con una cancelliera che finisce sempre per attribuirsi i meriti altrui, «come l'introduzione del salario minimo per legge targato Spd», ha ricordato Opperman chiedendo «discontinuità» con il governo uscente, di cui i socialdemocratici fanno però ancora parte. «Servono nuove idee, e molti investimenti in infrastrutture digitali stradali e scolastiche. Ed è necessario riformare l'Europa con Macron». Secondo indiscrezioni filtrate all'esterno della Willy-Brandt-Haus, le parti si sarebbero già accordate su una legge che regoli l'immigrazione «a punti», lasciando cioè entrare gli stranieri più qualificati; l'Spd avrebbe poi ceduto alla Csu che chiede uno stop ai ricongiungimenti famigliari per i profughi. A dividere le parti sarebbero ancora la distribuzione dei 45 miliardi di investimenti previsti, il ritocco dell'aliquota sui redditi più alti e il grado di integrazione dell'Europa. Annoiati da tante lungaggini, i tedeschi sono intanto sempre più convinti (il 56 per cento per Infratest Dimap) che Merkel debba lasciare prima della scadenza naturale della legislatura (il 2021). Per loro, le notizie positive arrivano dall'economia: secondo l'Istat tedesco nell'ultimo anno il Pil è cresciuto del 2,2 per cento, le esportazioni del 4,7 e il saldo di bilancio ha superato le previsioni, arrivando a 38,4 miliardi di euro.