Migranti, il caso Zuccaro finisce davanti al Csm

Il vice presidente Legnini chiede una pratica disciplinare. E Zanettin sollecita un atto a tutela

Il Csm valuterà le clamorose dichiarazioni del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, sul ruolo delle Ong nel salvataggio dei migranti. Le accuse hanno subito creato un caso politico e il vice presidente di Palazzo de' Marescialli, Antonio Legnini, si è mosso in prima persona per sollecitare l'apertura di una pratica. «Dopo aver sentito i capi di corte e il presidente della prima commissione, Giuseppe Fanfani, sottoporrò il caso all'esame del comitato di presidenza alla prima seduta utile fissata per mercoledì», fa sapere. Legnini cita la commissione che si occupa di eventuali incompatibilità (senza colpa) ambientali o funzionali dei magistrati e può decidere trasferimenti d'ufficio. Ma la sua mossa potrebbe preannunciare anche un intervento più pesante e lui aggiunge che «spetta al ministro della Giustizia e al procuratore generale della Cassazione valutare se sussistono o meno i presupposti per l'esercizio dell'azione disciplinare». D'altronde, nel comitato di presidenza del Csm siede proprio il Pg Pasquale Ciccolo e mercoledì potrebbe richiedere gli atti per avviare una pre istruttoria sul comportamento di Zuccaro. E il Guardasigilli Andrea Orlando ha già fatto dichiarazioni molto critiche sulle accuse del pm, che avanza sospetti sul possibile finanziamento da parte di scafisti di alcune Ong.

L'uscita del procuratore siciliano è apparsa come un'accusa al governo, che non gli ha dato finora i mezzi per portare avanti la sua indagine su quanto avviene al largo della Libia. E la mossa del Csm potrebbe essere interpretata come segnale contrario. Anche perché sempre da Palazzo de' Marescialli si alza una richiesta opposta, quella di Pierantonio Zanettin, che sollecita allo stesso comitato di presidenza l'apertura di una pratica a tutela di Zuccaro, da parte del Csm, «nel suo ruolo di garante della autonomia ed indipendenza della magistratura». Il laico di Fi chiede un'«iniziativa forte» in difesa di un magistrato «notoriamente serio e riservato», che «non merita certamente di essere lasciato solo in queste ore di fronte agli attacchi della politica, che pare non condividere le sue ipotesi investigative, eretiche rispetto alla narrativa ufficiale del fenomeno della immigrazione nel nostro Paese». Sull'iniziativa di Legnini, Zanettin commenta con il Giornale: «A mio sommesso avviso, nel comportamento di Zuccaro non ci sono gli estremi per intraprendere un'iniziativa disciplinare né paradisciplinare. E bisogna fare attenzione a interpretare gli interventi del Csm con un carattere politico, mentre è solo tutore dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura».

In questi giorni a Palazzo de' Marescialli non ci sono riunioni e sedute, per la cosiddetta «settimana bianca» mensile, ma sembra di capire che Zanettin non sia isolato. Al suo fianco si schiera almeno il laico M5s Alessio Zaccaria, «francamente meravigliato della bufera che sta investendo il procuratore Zuccaro», per dichiarazioni dal «carattere pacato e oggettivo» di «un uomo riservato, che certamente non ama apparire, forse eccessivamente silente, mi sentirei di dire».

Anche la posizione dell'Anm, però, non fa presagire nulla di buono per Zuccaro, esponente di Unicost. Il neopresidente Eugenio Albamonte non lo difende, anzi sottolinea che c'è il rischio di strumentalizzazioni e che su un «argomento sensibile» come questo «una maggiore cautela sarebbe da tenere in considerazione». Soprattutto, dice, perché c'è «un'attenzione generale ossessiva e ossessionata per tutto quanto provenga dai pm, con le forze politiche che utilizzano le dichiarazioni dei magistrati come un randello contro gli avversari». Albamonte conclude: «Le iniziative del Csm sono ovviamente legittime e non ho dubbi sul fatto che saranno improntate a prudenza e attenzione nella valutazione delle pratiche».