Migranti, gonfiate le mance per i Comuni che accolgono

Il nuovo decreto del governo: agli enti locali 700 euro per ogni persona ospitata. Da spendere senza vincoli

I l governo Gentiloni per proteggere le politiche dell'immigrazione nei comuni della Penisola ha adottato la metodologia educativa del binomio bastone e carota. Più l'ente locale accoglie più viene finanziato, meno accoglie più è penalizzato. Ed ecco pronto il risultato: con il decreto Mezzogiorno il governo si è portato avanti annunciando l'entità della prima trance di soldi che sborserà nel 2018 per l'accoglienza diffusa. Ben 150 milioni di euro indirizzati ai comuni che saranno parte attiva nei servizi di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati (i cosiddetti Sprar) e che si occuperanno direttamente dei progetti di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento e costruiranno percorsi di inserimento socio-economico. Per ogni immigrato accolto sotto il loro tetto, i comuni, otterranno un bonus di ben 700 euro. Aumentato di 200 euro rispetto all'anno corrente in cui era fissato a 500. Questa manovra è stata possibile grazie alla pressione che l'Associazione nazionale dei comuni italiani ha esercitato sul ministero dell'Interno, mettendosi a disposizione completa per la prossima campagna elettorale delle politiche. Un impegno stretto direttamente con il titolare del Viminale.

La quota dei 700 euro, così come quella dei 500, rappresenta denari che il governo eroga senza vincoli e che i comuni potranno impiegare come meglio ritengono: dalla ristrutturazione di strade, scuole, progetti di inclusione sociale e ovviamente per incrementare l'immigrazione. E perché no. Questa scelta costituirebbe la strada migliore per rimpinguare la cassa con altri fondi destinati a progetti di integrazione. Diversamente il contributo locale rimane di 500 euro per i comuni dove l'accoglienza è nei grandi centri Cara (Centri di accoglienza per i richiedenti asilo) e nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria). Entrambe queste tipologie vengono alimentate direttamente da fondi erogati dal governo attraverso i bandi delle prefetture e in convenzione con cooperative, associazioni e strutture alberghiere. Qui non si procede all'integrazione, piuttosto viene erogato vitto, alloggio, supporto psicologico e linguistico.

Ma non basta, ecco perché lo stesso premier Paolo Gentiloni nel consesso di Bruxelles ha ribadito l'impegno dell'Italia sull'accoglienza. Insomma il governo ha stimato che i richiedenti asilo aumenteranno in maniera così consistente che ci si dovrà preparare a incrementare i progetti per piazzare, senza remore, gli immigrati in tutti gli 8mila comuni italiani. A oggi i comuni che accolgono in Sprar sono molto meno di un quarto ossia circa 2mila: un decimo di questi sono di piccola entità ossia fino a 5mila abitanti, gli altri più o meno suddivisi equamente tra medi e medio grandi. La capofila dell'accoglienza diffusa è la rossa Bologna, dietro arriva Milano, Roma, Napoli e così via, fino ai capoluoghi di Molise e Basilicata. Quanto alle cifre erogate per i servizi di protezione nel secondo semestre di quest'anno i conti sono in bella mostra sul sito web del ministero dell'Interno: dal 1 luglio al fino al 31 dicembre infatti costerà oltre 50 milioni di euro (48.340.213 + iva). Ed ecco il dettaglio. Per 99 progetti che prevedono l'ingresso di altri 2.871 immigrati nei piccoli comuni tutti al di sotto dei 30 mila abitanti e qualche capoluogo di provincia l'impegno di spesa è 36.440.213,75 euro. Cifra cui è necessario sommare altri 7,8 milioni per i minori non accompagnati e poi un altro 1,1 milioni per immigrati con disagio mentale. Non ultimo un finanziamento extra di 3 milioni di euro per accogliere i minori in centri cittadini di prima accoglienza. Ossia per le pratiche di sistemazione in case famiglia.