Milano cede il 4% e vince la maglia nera delle Borse europee

Lo spread sale da 145 a 162 punti Tracollo dei titoli bancari La Bce non toglie i fondi agli istituti ellenici che però restano chiusi

Non sono bastati i festeggiamenti in piazza Syntagma per il «no» al referendum a far riaprire le banche greche. Resteranno chiuse per tutta la settimana con il tetto al prelievo di 60 euro. Poi chissà. La situazione, infatti, potrebbe anche peggiorare. Certo, tutti i partiti politici greci hanno chiesto alla Bce di estendere i fondi Ela, ora pari a 89 miliardi di euro. Ma l'organismo guidato da Mario Draghi difficilmente accorderà la misura, a meno di una ripresa del negoziato in settimana. Ieri l'istituto centrale è rimasto fermo sulle sue posizioni, sposando dunque la linea dura della Germania; non ha tagliato i fondi ma ha alzato le garanzie per i prestiti. L'avvio di una trattativa per un terzo programma di salvataggio, dopo che il secondo è scaduto il 30 giugno, tuttavia presenta vari ostacoli, quali il via libera del Bundestag e di altri Parlamenti. In un primo momento, i negoziatori potrebbero concentrarsi su un prestito ponte che permetterebbe alla Grecia di rimborsare il debito per un periodo circoscritto di tempo di alcuni mesi, durante il quale concordare il terzo piano. Le condizioni dovrebbero essere più morbide del secondo «bailout» e l'importo limitato a 20 miliardi di euro circa. La posizione della Germania, ossia mantenere la Grecia nell'area euro, ma non ad ogni costo, non dovrebbe cambiare se non altro perchè l'opinione pubblica e il Bundestag sono meno tolleranti di prima. La Francia appare più disponibile a un compromesso e gli Usa probabilmente eserciteranno una «pressione amichevole» sulla Germania, perchè accetti un compromesso. Ora tutto è appeso all'Eurogruppo di questo pomeriggio dove il premier Tsipras dovrebbe presentare le nuove proposte di accordo. O sarà Grexit. La Grecia infatti non ha molto tempo. Entro il 20 luglio dovrà cercare e trovare un accordo altrimenti dovrà uscire dall'euro. La debolezza del sistema bancario della Grecia si è comunque fatta sentire anche in Italia dove le banche sono state al centro dell'ondata di vendite che si è abbattuta su Piazza Affari, -4,03% la peggiore in Europa con Mps che ha perso l'11,5%. Le Borse europee hanno lasciato sul terreno 100 miliardi: Parigi -2,01%, Francoforte -1,52% e naturalmente Londra -0,76%. Anche Madrid, che pure è tra i paesi periferici, ha fatto meglio di Milano, -1,9% e neppure Lisbona è riuscita a fare peggio segnando un -3,42%. A soffrire sono stati soprattutto i titoli bancari. «La prospettiva di un'uscita dall'euro alimenta le tensioni sul mercato dei titoli di Stato dell'eurozona e quindi sul settore bancario», spiegano gli analisti di Icbpi.

Anche il mercato obbligazionario ha reagito in maniera negativa (ma non catastrofica) alla vittoria del «no» con lo spread tra Btp e Bund che si è allargato a 162 punti base (erano 145 venerdì scorso) mentre il tasso del decennale è salito al 2,32%.

In questo scenario incerto la Borsa di Atene resta ancora chiusa e il Paese è sospeso in attesa degli eventi. Per gli analisti la trattativa sarà difficile anche perchè la Germania non può farsi ricattare dall'esito del referendum altrimenti si ritroverebbe obbligata a fare sconti a tutti. Italia compresa.

di Maddalena Camera