"La minaccia è reale, prevenire è indispensabile"

L'esperto di radicalismo Claudio Bertolotti: "Gli attacchi sono diminuiti, il vero pericolo viene dai lupi solitari"

Claudio Bertolotti, direttore di Start InSight e direttore esecutivo di ReaCT - Osservatorio sul radicalismo e il contrasto del terrorismo - pensa ci sia un nuovo allarme terrorismo?

«Non è un nuovo allarme per l'Europa, ma la conferma di un pericolo la cui intensità è in parte diminuita. Lo confermano i numeri: 12 attacchi nel 2015, 36 nel 2016, 25 nel 2017, 27 nel 2018 e 15 nel 2019. Una presenza costante che sul piano operativo ha subito una battuta d'arresto: sono cambiate le tecniche e le armi. Dai commando siamo passati ai singoli terroristi, dai kalashnikov ai grossi coltelli domestici, ma l'ideologia è la stessa».

Si tratta di lupi solitari, cellule, combattenti giunti da fuori?

«La minaccia è prevalentemente di tipo individuale: singoli attentatori, spesso auto-radicalizzati sul web, che in genere non sono parte di gruppi terroristi. Un terzo dei 119 attacchi avvenuti dal 2014 lo dimostra uno studio di Start InSight sono individuali ed emulativi, ossia ispirati da attacchi di maggiore intensità. Dei 159 terroristi europei, l'11% erano immigrati irregolari, il 35% immigrati regolari»

La nostra intelligence aveva diffuso una circolare per rischio attentati e purtroppo ciò che pensavamo si è verificato. Occorre maggiore attenzione?

«Gli allarmi più recenti sono coerenti con l'analisi che il comparto di sicurezza ha presentato al Parlamento. La sicurezza nazionale sta facendo un ottimo lavoro, ma gli obiettivi sensibili sono molti e non sarà possibile presidiarli tutti. Il Parlamento dovrà realizzare uno strumento legislativo adeguato».

Pensa che anche in Italia abbiamo qualcosa da temere?

«La minaccia è reale, ma il fenomeno va analizzato in prospettiva: corriamo gli stessi rischi degli altri Paesi, ma è una minaccia in avanti nel tempo poiché il bacino di potenziali terroristi autoctoni è in fase di incubazione. Molti dei terroristi erano post-adolescenti o giovani adulti di origine straniera di seconda-terza generazione. In Italia la prima-seconda generazione sta entrando adesso in quella fascia».

Si dice che l'Italia non sia ancora stata colpita: è davvero così?

«Oltre agli jihadisti italiani partiti per combattere con lo Stato Islamico, l'Italia, dal 2004 a oggi, ha registrato 10 episodi di violenza jihadista: 8 dal 2014. In genere sono fallimentari; per questo si tende a descrivere l'Italia come un Paese non colpito dal terrorismo. Ma così non è, come dimostrano i 9 feriti tra poliziotti e militari, dal 2016 a oggi».

Come si annienta il terrorismo?

«Il rischio zero non è raggiungibile, ma occorre ridurre la minaccia potenziale. Tramite due misure: contrasto e prevenzione».