Mineo non molla Renzi: il mio attacco a segno

Milano Giù dalla torre Roberto Perotti, sacrificato sull'altare della spending review (quindi delle «uscite» di bilancio), entra nell'Olimpo dei consiglieri un altro bocconiano, Tommaso Nannicini. Che però si occuperà di «entrate». A lui, scriveva ieri Federico Fubini sul Corriere della Sera , Matteo Renzi starebbe infatti per assegnare una poltrona da sottosegretario alla presidenza del Consiglio trasformandolo di fatto nel capo della cabina di regia economica di Palazzo Chigi.

Originario del Valdarno (stesso «contado» di Maria Elena Boschi e del premier), figlio di Rolando, ex sindaco Ds e poi Pd di Montevarchi nonché ex deputato, Nannicini è considerato l'ideologo del Jobs Act di cui ha steso i decreti attuativi. Formazione alla Cesare Alfieri di Firenze, storica facoltà di Scienze Politiche, si laurea comunque con una tesi in Economia nel 1998. Dalla Bocconi gli offrono un master, cui segue un periodo al Mit di Boston e quindi un PhD all'Università europea di Fiesole. Poi torna alla prestigiosa facoltà menghina. Politicamente è considerato di sinistra (sicuramente più di sinistra di Perotti o di altri colleghi come Guido Tabellini o Francesco Giavazzi), ha frequentato i circoli socialisti per poi farsi notare da Walter Veltroni. Alla prima Leopolda del 2011 scatta il flirt con Renzi e per lui si aprono le porte del «giglio magico»: si impegna nella sfida delle primarie 2012, quella persa contro Bersani ma decisiva per il decollo di Matteo che a settembre 2014 lo arruola part-time come consigliere. Ora il nuovo salto.

Su quali dossier si potrebbe concentrare il futuro sottosegretario Nannicini? Secondo alcune fonti interpellate dal Giornale , il suo supporto sarà utile - se non verrà trovato un accordo con le parti sociali - per ridisegnare la legge sulla rappresentanza: l'idea sarebbe quella di usare il salario minimo come protezione per chi è escluso dalla contrattazione collettiva. Altri invece scommettono che a Nannicini verrà affidata la cloche delle agenzie fiscali spostando - come Renzi brama - il pendolo delle influenze dagli uffici dell'Economia a Palazzo Chigi. Mossa che avrebbe irritato sia il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, sia il suo superconsulente sulle tasse, Vieri Cerian, che finora hanno gestito fra mille difficoltà la macchina fiscale. Nel frattempo, pare che anche alla Bocconi di Milano le indiscrezioni sul futuro impegno di Nannicini a Roma abbiano creato qualche mal di pancia perché di recente l'economista è stato promosso da professore associato di Economia politica ottenendo finalmente la cattedra di professore ordinario, culmine della carriera accademica.