Minniti fa il giro d'Europa per rompere l'isolamento

Ieri vertice a Parigi con Francia e Germania, poi altri due summit. Il ministro: «La partita si gioca in Libia»

Sarà una settimana clou quella appena cominciata per il ministro dell'Interno Marco Minniti alle prese con l'emergenza immigrazione, che mai come adesso ha fatto registrare numeri da record. Ormai si confida solo nelle previsioni meteo per sperare di limitare gli sbarchi, con l'Italia sempre più sola a fronteggiare un'invasione che negli ultimi sei mesi ha fatto registrare 83.360 nuovi arrivi e un 18,7 per cento in più.

La situazione, ormai è evidente, non può essere affrontata senza l'aiuto dell'Europa, senza che gli altri paesi condividano le responsabilità dell'accoglienza. Il ministro Minniti lo ha ribadito ieri al vertice tra Italia, Germania e Francia che si è tenuto a Parigi, al quale ha preso parte anche il commissario per gli affari interni Ue, Dimitris Avramopoulos, e nel quale si è cercata un'intesa a tre, dopo che il presidente Macron di fatto nei giorni scorsi aveva scaricato l'Italia, sottolineando che l'80 per cento dei disperati che arrivano sulle nostre coste sono migranti economici. Ma quello di ieri è stato soltanto il primo appuntamento di una serie di vertici europei sulla questione profughi. Mercoledì a Strasburgo, ci sarà la plenaria con i presidenti di Commissione e Consiglio europeo, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, mentre giovedì e venerdì a Tallin, in Estonia, il Consiglio Affari Interni. Minniti tornerà a battere cassa, cercando di portare a casa qualcosa sull'immigrazione, in particolare un protocollo di azione per le navi delle Ong straniere e una più equa distribuzione dei migranti che arrivano via mare. «La partita fondamentale si gioca in Libia», ha detto il ministro dell'Interno chiarendo che ormai è «il confine meridionale della Libia il vero confine meridionale dell'Europa». È da lì che arriva il 97 per cento dei profughi, anche se tra loro non ci sono libici, ed è lì che bisogna lavorare, come si sta facendo, per creare un governo stabile che possa ostacolare i trafficanti di uomini. In un colloquio con il Messaggero Minniti torna sull'ipotesi di chiudere i porti, sottolineando che se gli unici approdi dove vengono sbarcati i migranti sono italiani (gli ultimi 413 sono arrivati ieri a Reggio Calabria, ndr) c'è qualcosa che non funziona e auspicando che una nave, una soltanto, raggiunga prima o poi un altro porto europeo: «Non risolverebbe i problemi dell'Italia, ma sarebbe un segnale straordinario». Sulla necessità che le navi delle Ong straniere cariche di migranti attracchino nei porti di provenienza, insiste anche Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato: «Non è più possibile che vengano tutte da noi». Casini mette in guardia il governo dal lanciare avvertimenti che poi non mette in pratica: «Avanzare ipotesi senza avere poi il fegato di attuarle è peggio, gli altri ci mettono cinque minuti a vedere il bluff e perdiamo la nostra credibilità. Le minacce non servono a niente».

La nostra politica sull'immigrazione incassa le accuse di Maurizio Gasparri: «Governo di irresponsabili», attacca il senatore di Forza Italia. «Fino a quando continueremo a lasciare i nostri porti aperti e a dare ordini alla guardia costiera di imbarcare immigrati le chiacchiere staranno a zero. Vogliamo fatti e non parole». Anche il presidente dei senatori di Fi, Paolo Romani, ritiene «debole e inefficace la strategia del Viminale», mentre l'Italia dovrebbe «avanzare la sua linea difensiva in prossimità delle coste libiche» per neutralizzare «la cupola criminale che lucra sulla pelle e sul sangue dell'umanità dolente».