Minoranza dem nel caos. Orfini: «Dall'ex premier toni da rissa da bar». La sinistra si affida a Berlusconi per sabotare l'Italicum

RomaBerlusconi ultima dea: nessuno lo dice esplicitamente, certo, ma tra le varie anime della minoranza Pd circola la convinzione che l'unica speranza di dare un «colpo che lasci il segno» al premier, come auspica Massimo D'Alema, sia nelle mani del Cavaliere.

Solo Rosy Bindi, in vesti di amazzone anti-Renzi, mette i piedi nel piatto, parlando alla convention A sinistra del Pd convocata ieri dai bersaniani all'Acquario di Roma (stesso luogo dove, nel 2013, Bersani attese la vittoria elettorale che non ci fu). «Il vero problema dell' Italicum è il premio alla lista, che ci porterebbe al partito unico. E io ancora non ho capito come ha potuto accettarlo Berlusconi, che avrebbe solo da perderci. Questa deve essere la nostra prossima battaglia», dice la Bindi. Gli emendamenti della minoranza Pd sono già pronti, e se (magari a voto segreto, grazie alla Boldrini) i voti di Forza Italia convergessero sulla proposta di abolire il premio di maggioranza alla lista, la legge elettorale di Renzi potrebbe esser colpita e - si spera - affondata. Per il resto, l'assemblea che doveva rilanciare l'opposizione interna a Renzi finisce per far emergere rancori e fratture interne alla sinistra Pd, che non riesce a darsi un obiettivo comune e si divide su tutto: votare o non votare i provvedimenti di Renzi, andare o non andare alla marcia di Landini la prossima settimana, fare una corrente dentro il Pd, o un'associazione un po' dentro e un po' fuori, o un «coordinamento parlamentare» come propone Fassina. E che, soprattutto, non riesce a trovare una leadership da opporre in futuro a Renzi per «riprenderci la casa», come dice Gianni Cuperlo. D'Alema, con un intervento scoppiettante, accusa gli astanti di essere un branco di pappemolli incapaci di rimettere al proprio posto Renzi e la sua gestione «personalistica e arrogante» (e detto da lui fa subito un certo rumore) del Pd. «Non si annunciano ultimatum», tuona rivolto a Bersani e ai suoi, «si danno colpi, cercando di fare in modo che lascino il segno». E spiega che occorre «organizzare le forze, come fa Renzi» per dare battaglia contro il premier, magari creando una «grande associazione per la rinascita della sinistra». Bersani apprezza, «proposta sacrosanta», ma contro D'Alema insorgono due ex dalemiani. Matteo Orfini, oggi in maggioranza con Renzi e presidente Pd, lo accusa di usare «toni degni di una rissa da bar». Cuperlo gli chiede un'autocritica: «Dovresti chiederti perché la sinistra ha ceduto culturalmente negli anni in cui ha avuto il potere. Se tu o gli altri aveste fatto il vostro dovere forse oggi la montagna sarebbe stata più facile da scalare». Intanto il capogruppo Roberto Speranza spiega che il Pd (quello di Renzi) è «l'unica speranza dell'Italia» e che col premier «si può anche litigare su alcuni punti», ma poi bisogna aiutarlo a governare in modo costruttivo e non con la guerriglia permanente. Dal fronte renziano, è Lorenzo Guerini a tirare le somme: «Renzi ha stravinto il congresso e portato il Pd al 41% per cambiare l'Italia dove altri non sono riusciti. Se ne facciano una ragione».