La minoranza Pd punge il governo su immobili di lusso e tetto al contante

RomaLa minoranza Pd fa di tutto per non impensierire il proprio segretario di partito sulla legge di Stabilità. Sullo stesso tema, a preoccuparlo, sono sufficienti i segnali che arrivano da Bruxelles.

Al Nazareno, l'opposizione interna a Matteo Renzi punzecchia la manovra e rilancia uno schema caro a Bersani: via la Tasi sulla prima casa, ma non sulle abitazioni di lusso; ripristino delle limitazioni del contante a mille euro; riduzione degli oneri contributivi a carico delle imprese, al posto della riduzione dell'Ires.

Insomma, sembra di rileggere gli emendamenti che il Pd di Bersani aveva pronti per la manovra di Enrico Letta. Compresa la Google tax. In Inghilterra nel 2014 Facebook ha pagato solo 4 mila sterline.

Ben diversi, e dal peso specifico decisamente maggiore, i segnali che arrivano dalla Commissione europea. Il governo gioisce perché rivede al rialzo le stime del pil. In realtà - fra le righe - Bruxelles dice che non concederà margini di flessibilità (lo 0,2% del pil) per ammortizzare i costi dei migranti. La Germania è contraria. Wolfang Schauble, ministro delle Finanze di Berlino, dice che i maggiori costi verranno dal bilancio nazionale tedesco: i loro conti sono già in pareggio.

Per l'Italia significa che il governo non potrà anticipare al 2016 lo sconto Ires previsto nel 2017.

Ma è nelle tecnicalità che il documento europeo segnala maggiori rischi per il governo. Da un punto di vista ufficiale, le valutazioni sulla manovra italiana arriveranno a metà mese. I segnali che filtrano, però, non sono tra i migliori.

Per la burocrazia europea il parametro che indica il risanamento della finanza pubblica di un paese è il cosiddetto «deficit strutturale», al quale si arriva dopo un calcolo piuttosto complicato. La soglia di guardia è all'1,7% del pil. Nel 2016, l'Italia segnala un deficit strutturale all'1,5%. Secondo il Patto di Stabilità, questo indicatore deve scendere ogni anno, fino a raggiungere lo zero. Tra il 2015 ed il 2016, invece, il dato inviato dal governo a Bruxelles peggiora di mezzo punto. Era (o dovrebbe essere) dell'1% quest'anno, cresce di mezzo punto (il 50%) il prossimo.

Un andamento da matita blu.

Ed ancora. La riduzione del debito ipotizzata dalla Commissione non è così rapida come quella scritta dal governo. E per di più alimentata esclusivamente dal miglioramento del pil e dall'andamento dell'avanzo primario. Tra l'altro anche questo indicatore non è in linea con le attese europee.