"Mio figlio Michele, ammazzato dai bulli"

La madre di un diciassettenne suicida: "Gli dicevano: non dovevi nascere"

«Mio figlio si è ammazzato perché gli dicevano che era anoressico, che non doveva nascere, che si doveva ammazzare». Detto. Fatto.

L'accusa arriva da un video postato sulla pagina Youtube di CronacaQui. Raccoglie lo sfogo video, lungo meno di due minuti, di Maria Catambrone Raso, la mamma di Michele Ruffino, un ragazzo di 17 anni di Rivoli che lo scorso 27 febbraio si è gettato da un ponte di Alpignano, vicino a Torino. Un gesto definitivo di un ragazzo che non sopportava più di essere lo zimbello della scuola, l'Ipssar Giuseppina Colombatto, un istituto tecnico per pasticcieri. Un luogo che forma artigiani della dolcezza, che però a Michele ha riservato per anni solo amarezze. La causa, il suo fisico minuto, troppo magro, che Michele aveva provato a rafforzare mettendo su qualche chilo di muscoli. Ci era riuscito ma non era bastato. «Quel ragazzo moro - si legge in una lettera scritta da Michele presumibilmente qualche giorno prima del suicidio e ritrovata dalla mamma, che ha voluto postarla su facebook - pur avendo preso peso, continua a sentirsi maledettamente una merda... Per ogni paio di jeans che gli stanno larghi... Quel tipo che ha sempre quel sorriso stampato in faccia, non capisce neanche più per cosa sta sorridendo».

La lettera racconta come un presagio letto troppo tardi l'odissea di un ragazzino che avrebbe solo voluto una pacca sulla spalla, un amico, qualcuno con cui uscire: «Quel mezzo moro ha sempre cercato in tutti i modi di far sorridere gli altri di salvarli dalla depressione, di non ucciderli... Eppure lui è il primo a voler morire e nessuno se ne rende conto, nessuno... Nemmeno uno. Ce ne fosse uno che lo guardasse negli occhi e che gli dicesse: Oh che hai? e che fosse capace di non fargli rispondere il solito: Niente o il suo solito: Io sto bene!. Eppure tutti gli credono quando dice queste frasi fatte. E nessuno ha mai scostato le maniche della felpa e visto i suoi tagli, oppure i suoi occhi che affondavano in silenzio in un mare di parole e frasi mai pronunciate e tenute dentro come se non esistessero».

La mamma di Michele ha deciso di sporgere denuncia contro quei bulli che hanno spinto il figlio a togliersi di mezzo. «Se hanno una coscienza - grida nel suo videomessaggio - il rimorso se li deve mangiare vivi. E devono pagare, con la giustizia». Quella terrena, sia chiaro. «Con quella divina - conclude - se la vede Dio. E mio figlio, che ora è un angelo».

Commenti
Ritratto di giovinap

giovinap

Mar, 13/03/2018 - 12:56

in patania non ci sono bulli, baby gang, e delinquenti vari da quelle parti sono tutti santi!