Mio nipote in gita si è salvato tuffandosi

Era proprio là, ha visto tutto e poi la telefonata: «Zio, sto bene ma ho paura»

Andrea Acquarone

L'ultimo giorno di gita, prima di tornare a scuola. Una settimana dolce, per i ragazzi, l'anticipo delle vacanze. In venti ragazzi del liceo Albert Einstein alloggiavano nell'aparthotel Ajoupa, residence nella vivace zona pedonale di Nizza, 200 metri da Place Masséna, 3 minuti a piedi dalla Promenade des Anglais. Oggi la strada della morte, il lungomare dove un Tir guidato da un macellaio jihadista ha fatto strage. Lì giovedì sera, su questo lungomare oggi colorato di sangue, insieme a centinaia di bimbi, mamme, famiglie, turisti, c'era mio nipote. Demian Colombo Acquarone. Ci ha avvisati quando ancora il resto del mondo non sapeva. Un messaggio col telefonino, quelli dei nostri ragazzi perennemente senza credito, quelli dell'«aspetta che ti chiamo quando trovo un Wi-Fi» ci ha ridestati nel momento in cui ci si prepara al sonno. «Mamma sono vivo». «Zio, sto bene, ho paura, ma domani spero di tornare». Sembrano parole dal fronte, invece sono quelle di un ragazzino sedicenne della nostra Europa sotto attacco. In guerra. Lo stanno capendo anche i nostri figli. Non volevamo dirglielo, oggi hanno dovuto impararlo. «Dove sei, veniamo a prenderti, non ti preoccupare». «No state tranquilli, siamo riusciti a tornare in hotel, stasera ci imbarcano in aereo». Tutti?. «Sì quelli della mia classe tutti, ne mancano tre, ma sono di un'altra scuola». Raccontami bambino mio. Come stai? «Zio, quello ha aspettato che finissero i fuochi, eravamo tutti sulla spiaggia a guardarli, cinque, dieci minuti dopo, siamo risaliti sulla strada. Il camion è spuntato all'improvviso, non andava forte, ma prendeva la mira. Andava a zigzag, vedevo le persone finire sotto. Me lo sono visto davanti, sparava dalla cabina. Sentivo colpi da tutte le parti, sono scappato in spiaggia con i miei compagni. Molti si sono buttati in acqua. Si sentivano le urla, le grida, i botti. Poi ci siamo persi. Anche i due prof, non c'erano più».