"È mio lo scatto del secolo. Quel bacio mi cambiò la vita"

Il fotografo che 20 anni fa svelò la love story tra Lady Diana e Dodi Al Fayed: «Quanto me la pagarono? 750 milioni di lire»

Quando il momento è perfetto, diventa quasi astrale e allora lo avverti nell'aria e senti che tutto va esattamente come deve andare: il mare placido e calmo, il gommone sotto al bersaglio, l'obiettivo della Canon pronto. Sono passati vent'anni da quel 3 agosto 1997 ma è come se fosse successo oggi. «Ero con mia moglie, appostato da tre giorni, tra il Sud della Corsica e Cala di Volpe; sapevo che lei era lì». Eccitazione e adrenalina che pulsa e ti esce dalla pelle, Lady Diana e Dodi Al Fayed che si baciano.

Eccolo lo scatto del secolo, quello che sai che ti cambierà la vita per sempre. A te, ai tuoi figli.

Cosa ha pensato in quell'istante?

«Pensavo allo scatto. Sapevo che era una bomba. Che lo avrei venduto bene, ma non pensavo così bene».

Quanto ci ha guadagnato?

«Tanto. Molto di più di quanto sognavo. Solo all'inglese Sunday Mirror l'ho venduto per 250mila sterline. L'equivalente di 750 milioni di vecchie lire. Loro sono stati i primi a pubblicare quella foto, ma poi l'ho venduta a tutti. In Italia al settimanale Oggi. Germania, Francia, Spagna. Tutti mi chiamavano, tutti mi cercavano. L'hanno definito il più grande scoop del ventesimo secolo».

Perché valeva tanto quel bacio?

«Diana era divorziata da un anno, tutto il mondo giornalistico si chiedeva se la principessa avesse un altro legame. Il 14 luglio era stata immortalata in Costa Azzurra in barca con Mohamed Al Fayed. Il padre di Dodi. A tutti era venuto subito in mente una nuova storia come quella che fu tra Jackie Kennedy e Onassis. I giornalisti di tutto il mondo erano sull'attenti. Ma nessuno sapeva che invece l'amore era con il figlio. La madre dell'erede al trono d'Inghilterra con un musulmano».

Dopo ha smesso di fare il fotografo?

«No e perché mai? Sono comasco, gente che lavora. Ho cambiato piuttosto il modo di lavorare. Diciamo che sono diventato più selettivo».

Tutti gli scatti meritano di essere venduti?

«No. C'è un limite».

Questione di privacy?

«No di dolore. Su quello non si scherza».

Lo scatto che ha buttato via?

«Il momento in cui è morto Stefano Casiraghi. Mio carissimo amico. Io ero con lui. Lo seguivo con un elicottero dall'alto. Ho buttato via i rullini».

La foto che vorrebbe scattare?

«I gemellini di Clooney. Sono al momento i più appetibili per il mercato mondiale. Ma mi tengo alla larga».

Perché?

«Perché se avessi voluto farlo lo avrei già potuto fare. Si figuri, per lo più sono a Como, cioè a casa mia. Ma incorrerei in troppi problemi legati alla violazione della privacy. Gli unici che lo hanno fatto - i francesi - hanno avuto grandi problemi legali. Ecco. Penso che il gioco non valga la candela».

Lo scatto più clamoroso dopo il suo?

«Quello del topless di Kate Middleton».

Lei lo condanna?

«Assolutamente no. Non ci vedo niente di male, lo avrei venduto anche io senza problemi. Giravano foto in topless anche di Diana. La rivista spagnola Hola! le comprò e le regalò ai reali britannici. In Inghilterra e in Spagna non uscirono mai. Altri tempi».

E l'etica allora dov'è?

«Oggi ci sono mezzi che vent'anni fa non ci immaginavamo neppure. I droni ad esempio. Ma allo stesso tempo le leggi sono diventate più rigorose, più ferree, a tutela dei vip. Io ho il figlio avvocato, spesso mi faccio consigliare da lui. È tutto molto più regolato e di conseguenza più complicato. Devi stare attento altrimenti rischi grosso».

C'è differenza tra lei e i paparazzi di oggi?

«Ma io paparazzo non sono. Sono un fotogiornalista che è cosa diversa. Io racconto storie, entro in contatto con i personaggi, mi confronto con loro, ne divento amico, costruiamo un rapporto di lavoro. Loro si fidano e io li rispetto. Non mi interessa esclusivamente l'immediatezza dell'attimo, l'istantanea».

Un aneddoto?

«Durante una sfilata Versace mi invita a entrare nel backstage. Ci conosciamo, sono abituato a stare in certi ambienti e mi amalgamo bene con la situazione. Ci sono Claudia Schiffer e David Copperfield. Versace le misura un vestito viola lungo, stupendo, le sistema gli spilli. Io scatto. Il servizio fa il giro del mondo. Foto bellissime, che vanno a ruba. Loro neppure si accorgono che ero al lavoro. Ma quando il servizio esce in edicola sono tutti contenti».

Commenti
Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Ven, 04/08/2017 - 11:54

Il mestiere di guardone diventato lavoro d'artista ... per chi ha fiuto professionale.

Ritratto di Giano

Giano

Ven, 04/08/2017 - 12:43

"La foto del secolo"? Pagata 750 milioni di lire? Forse, visto che questo è il vostro lavoro e scrivendo queste sciocchezze (il termine sarebbe un altro) portate a casa la pagnotta, non ve ne rendete conto, ma state impazzendo. Il guaio è che questo lento decadimento mentale sta diventando una specie di epidemia che contagia moltitudini di ingenue anime semplici (anche questo è un eufemismo) che campano di pettegolezzi da lavandaie scambiandole per informazione e “cultura popolare” (chiamano così l’ignoranza diffusa). Così tutto ciò che all’inizio può sembrare una sciocchezza, una bizzarria, un atto eccentrico, una provocazione, se viene ripetuta da una moltitudine diventa fatto di costume, usanza, consuetudine, rientra nei canoni sociali, diventa “normale”. Se tutti lo fanno, vuol dire che è normale. Ecco perché, come ripeto da anni, il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto.