Miracolo tra le macerie: vivo un uomo di 105 anni

L'ultracentenario estratto dalle rovine di un villaggio a nord della capitale: «Voglio mangiare in abbondanza»

Ha qualche escoriazione sulle mani e sul viso, ma i tagli attorno alle labbra finiscono per confondersi con i solchi di un volto che ha attraversato un secolo di vita. È l'ennesimo miracolo che il Nepal offre direttamente dalle viscere della terra. Dopo la storia del più giovane superstite, Sonies, il bimbo di appena 5 mesi estratto vivo dalle macerie, ecco il più anziano tra i sopravvissuti. Si chiama Phunchu Ghale, avrebbe 105 anni, ed è stato ritrovato sabato pomeriggio da una squadra di soccorso sotto le rovine della sua abitazione a Kimtang, un villaggio di 700 abitanti a nord di Kathmandu. Da ieri mattina hanno iniziato a circolare le notizie più disparate sulla sua reale età: di sicuro, come per altro riferito dal ministero dell'Interno, ha più di cento anni. L'uomo è stato trasportato in elicottero all'ospedale di Maitighar e i medici potrebbero già dimetterlo mercoledì alla luce delle buone condizioni di salute.

«Prima di raccontare la mia storia voglio mangiare in abbondanza. Ho 105 anni, ma non me lo ricordo bene», ha riferito al personale sanitario dell'ospedale. La vicenda dell'anziano superstite viene catalogata tra i soccorritori come «un vero miracolo», anche se, quando ormai neanche i più ottimisti speravano di trovare ancora superstiti, proprio domenica mattina dalle macerie sono state estratte vive altre tre persone (di 25, 36 e 60 anni). È accaduto nel distretto di Sindhupalchowk, a nord-est della capitale nepalese, una delle aree maggiormente devastate dal terremoto di nove giorni fa.

Con straziante e regolare cadenza è stato aggiornato il bilancio delle vittime: i morti sono saliti a 7.240, mentre i feriti hanno raggiunto quota 14.122. «Le scosse di assestamento non si sono fermate e ci aspettiamo che il bilancio finale dei morti sia molto più elevato», ha riferito il ministro delle Finanze Ram Sharan Mahat a margine di un vertice a Baku, in Azerbaigian. A tal proposito i corpi di 51 persone, tra cui sei turisti (uno di nazionalità francese), sono stati ritrovati dai soccorritori in un percorso di trekking nel villaggio di Langtang. Sono intanto ancora in corso le verifiche da parte dell'Unità di crisi della Farnesina per rintracciare gli ultimi due italiani che ancora mancano all'appello. Al momento però non ci sarebbero novità sostanziali.

Nel frattempo le autorità aeroportuali nepalesi hanno imposto una singolare restrizione all'atterraggio di aerei cargo con aiuti umanitari. La motivazione ufficiale andrebbe ricercare nelle crepe apparse sull'unica pista dello scalo, costruita 50 anni fa. La vicenda però sta assumendo contorni clamorosi. Secondo Bahadur Thapa, leader del partito d'opposizione Rastriya Prajatantra, il governo nepalese «starebbe cercando di ottenere profitti attraverso l'introduzione di una tassa che gli aerei cargo non vorrebbero pagare. La pista d'atterraggio è in ottime condizioni, lo dimostra il fatto che i collegamenti passeggeri non sono stati bloccati». Nei confronti della misura restrittiva alcuni Paesi come gli Stati Uniti e il Canada hanno chiesto l'immediata revoca. Sulla vicenda si è espresso anche il rappresentante delle Nazioni Unite, Jamie McGoldrick, denunciando inoltre «ritardi alla dogana che stanno ostacolando le operazioni umanitarie».