Misericordia, gli operatori «Ma noi non siamo marci»

Giovanni Masini

I volontari di Misericordia non ci stanno. Non vogliono essere associati alle accuse contro il governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, Leonardo Sacco, fra i 68 arrestati per associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, truffa e altri reati nella gestione del Cara in provincia di Crotone.

Sui social network impazza l'hashtag #ottosecoli, che rivendica con orgoglio la storia centenaria delle confraternite dedite all'assistenza di malati, poveri ed emarginati. Il popolo dei volontari ha tappezzato le bacheche virtuali di Facebook e quelle reali delle tante sedi sociali con parole di condanna ma anche di unità. C'è chi parla della necessità di ricostruire, come dopo i terremoti: «Quando senti queste cose ti senti ferito spiega Maddalena Ma se chi ha sbagliato deve pagare, a noi toccherà ricostruire quella fratellanza che ci ha uniti e credere che il nostro movimento è vissuto grazie alla sua anima più onesta».

L'onestà: il concetto che ritorna anche nelle parole di Emilio sulla necessità di ricordarsi che il lavoro di volontari viene sempre fatto senza badare al ritorno economico, «come è sicuramente stato per i confratelli di Isola che erano all'oscuro di tutto». Ma le frasi che meglio riassumono lo sgomento e la determinazione a ripartire sono forse quelle di Margherita: «Misericordia non sono un mafioso travestito da volontario o un piccolo uomo avido travestito da prete. È partire, senza sapere se si dormirà o si mangerà, chiamati perché qualcuno ha bisogno». Nel frattempo a Capo Rizzuto è arrivato il consigliere nazionale delle Misericordie Alberto Corsinovi, che ha ribadito piena fiducia nei magistrati e ha nominato un commissario che assicuri la continuità dei servizi offerti.