Missili cinesi scoperti su isole contese

Roberto FabbriUn sistema missilistico montato da Pechino su una delle isole contese nel Mar Cinese Meridionale. Ovvero una mossa in più verso la militarizzazione di un'area marina altamente strategica su cui si affacciano diversi Paesi ciascuno con le sue rivendicazioni territoriali - dal Vietnam a Taiwan, dalle Filippine alla Malaysia fino alla piccola Brunei - ma che la più potente Cina pretende di egemonizzare.La denuncia arriva dall'emittente tv americana Fox News, che mostra immagini satellitari dell'Image Sat International in cui si vede l'isoletta Woody (Yongxing in cinese) - parte dell'arcipelago conteso di Paracel ma occupata da Pechino - prima il 3 febbraio e poi il 14: nella seconda immagine sono visibili su una spiaggia due batterie di otto lanciamissili terra-aria HQ-9 e un sistema radar. Poche ore dopo, fonti militari di Taiwan confermano la denuncia. Seguono, inevitabili, le reazioni. Prima di Pechino e poi di Washington, che sono da tempo in tesa e diretta competizione nel Mar Cinese Meridionale. Il ministro cinese degli Esteri, Wang Yi, cerca di negare la presenza dei missili e parla di «invenzioni dei media occidentali», ma al tempo stesso sostiene che «le costruzioni limitate e necessarie di autodifesa che la Cina ha realizzato in queste acque sono in linea con il diritto di protezione contemplato dal diritto internazionale». Anche uno schieramento di missili, ad avviso di Pechino, sarebbe legittimo. Ben diversa la posizione americana: il segretario di Stato John Kerry dice di aspettarsi «colloqui molto seri nei prossimi giorni» con la Cina sulla questione. Secondo l'ammiraglio Harry Harris, comandante del US Pacific Command, il dispiegamento di missili sulle isole Paracel sarebbe contrario alla promessa fatta dal presidente cinese Xi Jinping di non militarizzare la regione.La Cina rivendica come proprio territorio nazionale il 90 per cento delle isole Paracel e Spratly, che spuntano come scogli per lo più inabitabili in un mare ricchissimo di petrolio e di pesce. Sulle carte geografiche cinesi figura la cosiddetta «linea dei nove trattini» che indica tale pretesa, in base alla quale Pechino cerca di impedire la libera circolazione aerea e navale nell'area. Gli Stati Uniti si oppongono attivamente, inviando navi e aerei militari in nome dell'«interesse nazionale americano».

Commenti
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pensionesoavis

Gio, 18/02/2016 - 14:38

Più che inviare navi ed aerei che servono a ben poco,temo che si attiverà il sistema finanziario internazionale.Risultato?Altra batosta sullo Yen,e scoppio della bolla immobiliare.I Cinesi si stanno allargando troppo.