La moda segue l'onda Fendi stampa lo spazio

La diva anni Quaranta di Les Copains, gli abiti «bruciati» di Moschino e l'energia colorata di Max Mara

di«È come se il passato ti portasse al nuovo» dice Silvia Venturini Fendi parlando della storica scoperta italiana sulle onde gravitazionali che conferma la teoria della relatività a 100 anni esatti dalla sua formulazione. L'astrofisica c'entra ben poco con la collezione Fendi del prossimo inverno in passerella ieri a Milano, ma certo le onde sono dappertutto come profili di abiti, borse e delle curiose parigine in nappa da guanto che, una volta infilate negli alti sandali dello stesso colore, compongono un nuovo tipo di stivale cuissard. Un'onda sinuosa fa da orlo di una sublime giacca in pelliccia azzurra, mentre mille piccole ondine verdi e celesti s'inseguono su uno spettacolare cappotto di volpe. Non manca un'interessante rivisitazione del kilt con due onde pieghettate sui fianchi delle gonne verde bottiglia, bordeaux oppure beige. Spettacolare la versione in tessuto dorato ripreso da una carta da parati giapponese del '700. A tutto questo che già è tantissimo bisogna aggiungere i Fendirumi, due ospiti molto speciali che occupano ben sei posti in prima fila e sembrano la versione lussuosa ma soprattutto giapponese del Gabibbo. Karl Lagerfeld in persona ci spiega che i pelosoni sono un omaggio ai Kigurumi creati dalla cultura pop del Sol Levante negli anni Ottanta. Manco a dirlo finiranno come i cosiddetti bag bug, ovvero i pupazzetti in pelo da appendere sulle borse Fendi. Alla fine questa sfilata non sembra tanto un'onda quanto uno tsunami gravitazionale: un'immagine femminile molto carica e fascinosa. «Le mie sono onde romantiche» dice Ennio Capasa prima di far sfilare una collezione Costume National altalenante tra la perfezione di un cappotto maschile in lamè verde con borsetta coordinata e l'incredibile rigore di un tubino pieno di ruche appiattite. Al piacevole languore degli orli a fazzoletto si contrappongono le belle linee squadrate delle prime giacche, ma manca un punto di vista unitario su romanticismo e realtà. Da Max Mara si parla invece di energia cinetica e di Bauhaus, delle donne come forza motrice del mondo e della relazione tra suono, colore e fantasia che ha dato origine al movimento dadaista. Tradotto in moda tutto questo diventa un raffinato gioco tra la concretezza dei lunghi cappotti di alpaca beige oppure azzurra (colore vedette del prossimo inverno) con le tasche a righe bianche e nere, le solide francesine in pelle dorata e i lunghi guanti colorati. Sotto a volte compare il difficile pagliaccetto degli anni Venti, ma più spesso è un classico tailleur con gonna dritta o pantaloni di linea sciolta sotto alla giacca oversize. Un unico tipo di borsa (la bellissima Witney bag creata in collaborazione con lo studio di Renzo Piano) e gli occhiali tondi da intellettuale completano un'immagine di teutonico splendore. Su questo punto nessuno può battere Marlene Dietrich, musa ispiratrice di una magnifica collezione Les Copains magicamente orchestrata tra la più bella maglieria che si possa immaginare e un uso molto speciale del tessuto. Tutte le giacche di foggia maschile sono intelate sul taffettà. Quella da smoking del gran finale è abbinata con una spettacolare gonna in pizzo di lana plissé sottile come una ragnatela. Il tema spider ritorna nelle grandi spille con fiocco da appuntare tra i capelli come sugli avvolgenti cappotti in maglia jacquard che sembra imbottita e trapuntata ma esce così dalla macchina. Un'altra soluzione ad alta tecnologia permette di costruire le maniche a corolla e le grandi maglie a costa inglese con seducenti scolli sulla schiena. Fuori dal coro ma divina la sfilata di Moschino con abiti bruciati ad arte che fumano davvero sulla passerella che riproduce un glorioso palazzo rinascimentale dato alle fiamme. Il direttore creativo Jeremy Scott è infatti partito dal vero falò delle vanità avvenuto a Firenze nel 1497 per costruire con gusto pop sciarpe sigaretta, borse-pacchetto di «bionde» e un abito con scheletro di Swarovsy giusto per far capire che il fumo fa male. Nel finale c'è pure un vestito-lapadario che pesa 25 chili. La moda brucia? Sarebbe ora di dire sì.