Moda senza confini Così lui ha sempre lo zaino in spalla

L'uomo di Ferragamo ha il sandalo (ma chic). Da Prada sfila il viaggiatore

Alle topiche domande dell'uomo «chi sono, da dove vengo e dove vado» la moda risponde con un guazzabuglio di proposte in cui vince il concetto di ibridazione. Si distingue Prada concentrandosi sull'adesso, ovvero sulla voglia/necessità degli scambi culturali tra giovani che ha portato a un nuovo modo di viaggiare tra Erasmus, Airbnb, e campus estivi. Miuccia (cuore di mamma) immagina questi moderni globe trotter attrezzati per qualsiasi emergenza e quindi sempre dotati di enormi zaini con appese borracce, scarpe di ricambio, impermeabili, minuscoli ombrelli, borse e borsine d'ogni tipo: una casa sulle spalle. Il tutto con abiti e dettagli che citano sempre l'altrove senza mai scivolare nel folk, una specie di straniamento antropologico tra qualcosa di peruviano, un'eco di India, le stoffe originali giapponesi, il traditional britannico e l'estetica active della West Coast americana. Come se questo non bastasse ci sono delle vignette sull'Islanda e una stampa con tutte le temperature della terra. Nulla è ciò che sembra e tutto è multifunzione a cominciare dalle scarpe a metà strada tra il calzare in neoprene da sub e lo stivale da motociclista. Inutile dire che serpeggia un po' l'idea dell'emergenza perché come spiega la grande signora del made in Italy «Viviamo in un mondo talmente insicuro che bisogna essere ottimisti per scelta». Ben detto e ben fatto anche se a noi fa battere il cuore Vivienne Westwood che prende posizione contro la forzata permanenza di Julian Assange da 4 anni nell'ambasciata dell'Equador a Londra. «Mi vergogno di essere inglese» dice Queen Viv poco prima di una sfilata sotto il segno dell'ibrido: tra abiti e bandiere, uomini e donne, prigionieri delle consuetudini e spiriti liberi. Anche l'uomo di Ferragamo ha sempre lo zaino sulle spalle e indossa ibridi di moda come la versione chic del sandalo da turista tedesco quella sport dell'iconica scarpa Tramezza con doppia struttura (sotto stringata e sopra a scudo in pelle ed elastici da sneaker). Dall'ufficio stile del marchio toscano che ha da poco perso un direttore creativo del calibro di Massimiliano Giornetti, fanno sapere che nella collezione c'è anche qualcosa dell'artista Nicholas de Staël e che le spille sul bavero della giacca citano il surrealista svizzero Hans Arp. Insomma una via di mezzo tra l'intellettuale e il viaggiatore con un paio di pezzi bellissimi fatti da 100 mila triangolini di pelle colorata che ricostruiscono il disegno della stampa d'archivio Foliage. Più definita l'immagine di Boglioli che curiosamente punta sullo stesso artista, de Staël, con un bel gioco tra luci e ombre del surrealismo francese. Il designer Davide Marello, 36 anni, per dieci da Gucci, assembla con gran buon gusto la camicia in seta tagliata a polo, lo scozzese black watch, il soprabito raglan e tinte che vanno dal blu di mezzanotte al pavone. L'uomo di Ermanno Scervino ha invece la stessa eccentricità sottile e bene educata di un aristocratico inglese che va in ufficio nella City con le indianine (ovvero le scarpe scamosciate dei Cherokee) e a un pranzo formale con il giubbotto in suede doppiato di denim. In pratica l'adorabile stilista toscano sembra dire: «Prendi l'arazzo Gobelins e fallo trasformare da un sarto molto bravo in tutto quel che ti serve d'estate: bermuda, giacca sfoderata, scarpe-pantofola. Già che ci sei fatti fare anche un perfetto completo maschile con la seta del pigiama mentre dalla migliore delle magliaie fai tricottare l'immagine dei tuoi gatti un tempo randagi». Il risultato è seducente oltre ogni dire. Anche Filippo Scuffi, direttore creativo di Daks, parte da un ragazzo di buona famiglia britannica per arrivare al puro sex appeal. In poche parole c'è l'immagine struggente di Jeremy Irons ne Il Danno per arrivare all'India del Commonwealth. La collezione Eleventy parte dai deserti e arriva all'Africa: un viaggio che ha il sapore del lifestyle. Tutto è leggero e rilassato, i pantaloni da jogging, l'impermeabile in seta che pesa 82 grammi, il denim-pashmina. Con questo lusso responsabile il brand prevede anche quest'anno una crescita del 35%. Da Philipp Plein c'è di tutto: gli Harlem Globetrotter, le Cheerleder, il rapper Busta Rhymes, uno stilista mascherato di nome Plutus per la collezione couture Billionaire, fuochi, musica a palla, coriandoli a quintali e uno stile da giovane miliardario pazzo per il basket. Tutt'altro spettacolo da Moncler Gamme Bleu dove il designer americano Thom Browne immagina un accampamento di boy scout con tanto di tende, sacchi a pelo che diventano cappe, orsi e una marea di completi a grossi quadri con tasche e taschini dappertutto, perfino sulle calze.