Il monaco filosofo che rifiutò anche la politica

Ha fondato la comunità di Bose, a Biella. Nel 1968 disse di no a una candidatura con la Dc

Uomo di dialogo tra le chiese cristiane, grande teologo e biblista, giornalista, saggista, uomo ricco del soffio dello Spirito Santo. E poi lauree honoris causa, riconoscimenti internazionali, cittadinanze onorarie. Padre Enzo Bianchi è monaco laico (ovvero non sacerdote) fondatore della comunità monastica di Bose, in provincia di Biella.

Nasce a Castel Boglione, in provincia di Asti, 74 anni fa. Fin dalla gioventù è attirato dagli studi biblici e già durante l'Università fonda i primi gruppi biblici composti da giovani di diverse confessioni cristiane. Dopo la laurea in Economia all'Università di Torino, matura il desiderio di una vita monastica. Si ritira in una cascina, a Bose, dove poi, nel 1965, fonda la Comunità interconfessionale, nata sulla scia del Concilio Vaticano II e sull'onda dei movimenti e delle nuove comunità religiose. Fino al 1967 rimane da solo. Poi i primi fratelli, cattolici e protestanti. Oggi la Comunità, composta da una novantina di monaci, viene visitata ogni anno da 20mila persone. Il voto del celibato, la preghiera, il lavoro e l'evangelizzazione sono i pilastri che sostengono la nuova comunità, riconosciuta poi dal diritto canonico come Associazione pubblica di fedeli. Si dedica alla predicazione, non solo a Bose ma anche nelle comunità locali, cattoliche, protestanti e ortodosse.

Cattolico impegnato in politica, avrebbe avuto un futuro nella Democrazia cristiana. «Mi avrebbero candidato alle elezioni politiche del 1968 - raccontava in una recente intervista - ma nel frattempo ero andato a Rouen a vivere tra i baraccati lungo la Senna insieme all'Abbé Pierre. È stata un'esperienza che mi ha cambiato. Ho lasciato tutto e sono salito a Bose, a vivere da solo in una cascina abbandonata». Per due volte gli viene chiesto se vuole essere ordinato presbitero, ma lui rifiuta. «Voglio restare un semplice cristiano, laico come lo sono i monaci», è il suo motto. La sua opera di evangelizzazione e di trasmissione del Vangelo passa anche dai mezzi di comunicazione. Scrive per Avvenire, La Stampa, Famiglia Cristiana, Repubblica. Il suo messaggio arriva anche Oltralpe. Collabora infatti per i francesi La Croix e La Vie. Molto apprezzato e stimato da Papa Benedetto XVI, partecipa in qualità di esperto agli ultimi due sinodi dei vescovi indetti dal pontefice tedesco. Nel 2008 quello sulla Parola di Dio e nel 2012 sulla Evangelizzazione.

Papa Francesco lo nomina, nel 2014, consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani. Dal gennaio di quest'anno non è più priore della comunità di Bose. «Nella storia di ogni nuova comunità monastica - scrive padre Enzo Bianchi nella lettera in cui annuncia le dimissioni - il passaggio di guida dal fondatore alla generazione seguente è un segno positivo di crescita e di maturità. Dopo cinquant'anni di priorato è giusto che questo compito venga preso da altri. La trasmissione dell'eredità tra generazioni è uno dei grandi problemi della nostra società», aveva detto lasciando l'incarico ma rimanendo sempre punto di riferimento indiscusso della realtà nel biellese.