Monete e lancio di libri, l'Aula diventa un saloon

Grasso nel mirino di M5S e Lega. Occupati i banchi del governo, contusa la pd Fattorini

Roma - Tanto tuonò che piovve. I tuoni erano le urla e le intemperanze di una parte ben delimitata dell'emiciclo di Palazzo Madama. La pioggia consisteva in poche monetine. Ben due: una da 10 e una da 20 centesimi. Li ha appoggiati (non lanciati) la senatrice pentastellata Rosetta Enza Blundo sul banco del governo presidiato da Maria Elena Boschi e Giuliano Poletti. Come gesto emulativo di quanto fatto poco prima dal collega Vito Petrocelli, capogruppo M5S. Vero protagonista dell'ostruzionismo (il voto è infatti, poi, slittato a notte), Petrocelli ha prima urlato a più non posso per cercare di impedire all'aula di ascoltare la replica di Poletti alla discussione sul Jobs Act. Poi si è avvicinato al banco del governo per poggiarvi sopra i 30 centesimi. Sono come «i 30 denari - tuona -. Il messaggio è che con quei soldi ci paga le tutele crescenti per i miei figli, che tanto non le avranno». Una battuta a effetto che finisce per indispettire ancora di più il presidente Grasso (bersaglio tra l'altro nel pomeriggio dell'ormai tradizionale «lancio del Regolamento»). Questi chiede ai questori di intervenire e poi espelle Petrocelli. Espulsione che, a detta di alcuni renziani, poteva essere evitata. «Un passaggio - borbotta uno - che ci ha fatto perdere ore preziose».

Un tempo sufficiente per permettere a Renzi di sfoggiare a Milano la vittoria al Senato. Molti dei senatori grillini sbandieravano anche fogli bianchi come la delega richiesta dal governo. L'aula, sempre dallo stesso lato dell'emiciclo, si è anche concessa un fragoroso bis in occasione del breve intervento del ministro per i Rapporti con il Parlamento. Quando la Boschi ha pronunciato la fatidica parola «fiducia», l'applauso è scoppiato incontenibile. Il presidente Grasso ha avuto il suo bel daffare percalmare l'aula. Ma Palazzo Madama ieri somigliava più a una polveriera. In uno scontro, anche fisico tra la capogruppo di Sel Loredana De Petris e il dem Roberto Cociancich, è rimasta contusa la Pd Emma Fattorini: «La De Petris era molto scalmanata. E come succede nelle risse... ora ho il polso contuso, che mi fa male». Anche la lunga parentesi della calendarizzazione dei lavori ha avuto momenti di intensa vivacità. Il picco di decibel durante l'intervento di Carlo Giovanardi (Ncd). Provava a difendere il ministro dell'Interno: «Non è possibile utilizzare l'Aula per calunniare il ministro dell'Interno e le forze di Polizia così come ha fatto il senatore dei 5 Stelle Giarrusso». E giù fischi.