Il Monte chiede alla Bce di aspettare il nuovo premier

I vertici invocano una proroga del piano al 20 gennaio Gli investitori vogliono sapere chi arriverà dopo Renzi

Il salvataggio del Monte dei Paschi finisce ai tempi supplementari mentre a bordo campo si scalda lo Stato. Il cda della banca senese ieri ha annunciato che - «a causa del mutato contesto di riferimento» - chiederà formalmente alla Bce una proroga al 20 gennaio per completare il maxi riassetto e soprattutto l'aumento di capitale da 5 miliardi che nei piani dell'ad Marco Morelli avrebbe dovuto chiudersi entro dicembre. Le banche che hanno sottoscritto il contratto di pre-garanzia sull'aumento e i potenziali investitori avrebbero chiesto di aspettare un governo in carica prima di firmare la «cambiale» senese.

E se la soluzione di mercato fallisse? Da giorni rimbalza l'ipotesi di un paracadute statale aperto dal Tesoro (oggi azionista con il 4% dell'istituto senese) in caso di emergenza. Al vaglio ci sarebbe l'acquisto di bond subordinati da parte del governo (che salirebbe nel capitale della banca, convertendo le obbligazioni in azioni) con un occhio di riguardo per il retail, sfruttando un'apertura in tal senso da parte di Bruxelles sugli schemi di compensazione. Ieri la commissaria europea all'Antitrust, Margrethe Vestager, ha ricordato che ci sono diversi strumenti disponibili per le autorità nazionali se ci sono problemi con una banca. E «una delle cose sulle quali stiamo lavorando è uno strumento che consenta ai governi di compensare gli investitori vittime di vendite improprie di prodotti finanziari».

Si parla inoltre di un decreto «omnibus» sugli istituti italiani che recupererebbe le norme stralciate dalla manovra e tese a consentire l'ammortizzazione in più anni dei contributi al fondo di risoluzione per il «conguaglio» del salvataggio delle quattro banche (Etruria&C). Ma il tempo stringe e fornire una garanzia incondizionata prima potrebbe allontanare ancor più gli investitori o tenerli alla finestra. Tanto che ieri anche il protagonista dell'altra grande partita bancaria che sta per essere giocata, ovvero l'ad di Unicredit, Jean Pierre Mustier, ha voluto mettere le mani avanti assicurando che la banca milanese «andrà avanti con il proprio piano di rilancio nonostante la crisi politica. Faremo da soli, lo Stato non entrerà», ha detto entrando alla prima della Scala. E sempre dalla Scala è arrivato il commento dell'ad di Intesa, Carlo Messina, secondo il quale «per Mps occorre lavorare per trovare una soluzione di mercato». Del resto, ha sottolineato il manager, «è possibile una volta che la banca sia stata ripulita delle elevate sofferenze».

Intanto a Piazza Affari le banche hanno continuato a correre anche ieri trainando l'intero listino milanese (+2,1%) con lo spread tra Btp e Bund in calo a 155 punti base. In attesa delle mosse di oggi della Bce sul fronte del prolungamento fino a settembre 2017 del Qe (ovvero gli acquisti di debito anche italiano), Ubi ha guadagnato il 4,6%, il Banco Popolare il 6,3, Bpm il 6,2%, Intesa l'1,6%, Unicredit il 9,4% e Mps ha messo a segno un balzo del 10,79%. Da inizio settimana, quindi dopo l'esito del referendum, il valore delle azioni senesi è salito del 7,6%. Il titolo è stato protagonista ieri anche per quel che riguarda gli scambi con l'11,9% del capitale passato di mano.

Il mercato sembra dunque scommettere su una soluzione per mettere in sicurezza le banche italiane in difficoltà. E spera in un assist di Mario Draghi.

Commenti

swiller

Gio, 08/12/2016 - 14:24

Il monte è meglio fallisca.