La Moretti non spaventa la Lega Salvini: «In Veneto siamo 87 a 13»

[NOTE][/NOTE]Dopo la vittoria dell'europarlamentare alle primarie Pd, il governatore Zaia ostenta sicurezza: «Lei candidata? Non farò campagna elettorale»

La vittoria della ladylike made in Vicenza alle primarie per il candidato del centrosinistra alle regionali del Veneto, non spaventa la Lega. E forse non solo perché la benedizione dell'apparato del Pd di Renzi su Alessandra Moretti ha fatto crollare il numero dei votanti ad appena 40mila, contro i 100mila del dicembre 2012 per scegliere i parlamentari. Un flop per il Pd e per la Moretti, prima candidata con una lista che proprio a Vicenza appoggiava l'ex coordinatore regionale di Forza Italia Giorgio Carollo, poi bersaniana di ferro e oggi renziana altrettanto di ferro. E pronta a mettere nel suo curriculum di politico l'orgoglio dell'appuntamento settimanale con l'estetista per tentare il triplo salto mortale in meno di due anni: ingresso al parlamento italiano, quello all'europarlamento e ora alla presidenza del Veneto.

«La vittoria della Moretti alle primarie? Non commento e da me non sentirete mai una dichiarazione su di lei», ha tagliato corto il governatore uscente e prossimo candidato del centrodestra Luca Zaia, ieri in trasferta a Milano dove con il governatore della Lombardia Roberto Maroni ha tenuto a battesimo la conferenza che sotto l'egida della Commissione europea ha varato la Macroregione delle Alpi, una delle creazioni visionarie del professor Gianfranco Miglio. «La mia campagna sarà non fare campagna. In un momento così di crisi, farò il governatore h24», ha aggiunto Zaia ricordando un po' il Maroni di Crozza. «Non sprecherò neanche un istante in discussioni politiche inutili. I veneti sanno cosa ho fatto e cosa voglio fare». Molto più caustico il segretario federale Matteo Salvini, in arrivo da Lione dove di lui la lady (questa di ferro e con vista sull'Eliseo) dell'ultradestra francese Marine Le Pen ha detto che «manda in estasi». Preludio al ballo scatenato (ma solo politicamente) nel quale i due sono stati sorpresi in discoteca dai fotografi dopo il congresso del Front national. «Le primarie del centrosinistra? Auguri alla Moretti - ha tagliato corto Salvini - siamo terrorizzati. Ho visto un sondaggio di Antenna Tre Nordest e in Veneto siamo 87 a 13».

Al di là delle spacconate da campagna elettorale, nella Lega c'è parecchia fiducia. Ma anche nell'intero campo dei moderati, da dove arriva l'appello («Avanti insieme») della vice capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini. «La Lega da sola non ce la fa, serve il contributo di Forza Italia. Si va lontano solo se si costruisce un centrodestra credibile e forte che salvi il Paese dalla deriva economica e democratica rappresentata da una sequenza di tre governi di fila non eletti dai cittadini». Ed è vero che proprio le elezioni regionali della prossima primavera in regioni chiave come Veneto, Toscana, Campania, Puglia, Liguria, Umbria e Marche saranno la prova del fuoco per l'unità del centrodestra. Soprattutto se, come ha annunciato sabato a Milano nel suo discorso della «rifondazione di Forza Italia», Silvio Berlusconi scenderà nuovamente in campo. Ma banco di prova di un'alleanza Lega-Fi sarà subito l'ormai vicina (probabilmente già a gennaio) elezione del nuovo presidente della Repubblica. «Nomi ne abbiamo - assicura Salvini - ma non li faccio perché se li fa la Lega durano 20 secondi». L'identikit? «Una figura di prestigio dal mondo delle imprese, delle professioni o della cultura. Un non politico. E magari non schierato a sinistra». E al premier Renzi per cui Salvini gioca sulla «rabbia e sulla disperazione», lui risponde che «la vera disperazione è quella che alimenta Renzi con dati della disoccupazione che sono da dopoguerra. L'Europa a 28 è una gabbia di matti. È l'economia che condanna Renzi: il Jobs act è inutile. Sta giocando col fuoco, con l'esasperazione dei disoccupati. Qui a rischio c'è la coesione sociale».