Morta la sorella di Sordi raggirata per l'eredità. E spuntano 60 parenti

Aurelia si è spenta mentre combatteva per denunciare una truffa ora oggetto di un'inchiesta. Ed è gara per i 10 milioni di Albertone

È morta Aurelia Sordi, sorella e unica erede di Albertone. Aveva 97 anni, e anche lei - come 12 anni fa suo fratello - se n'è andata nella grande villa di via Druso, a due passi dalle terme di Caracalla, nel centro di Roma. E ora che i Sordi non ci sono più, è sui sordi che ci sono ancora, sulla ricca eredità dell'attore, che si scatena la bagarre .

Il patrimonio lasciato da Alberto nelle mani della sorella è già da tempo al centro di contestazioni. Beneficiaria della fortuna di Albertone dovrebbe essere la Fondazione Alberto Sordi, ma una sessantina di parenti e familiari di vario grado reclamano quel tesoro per loro, e vogliono che il testamento di Aurelia, che destinava il denaro all'ente che si occupa di assistenza agli anziani, venga annullato. Questo perché la «signorina», come tutti la chiamavano affettuosamente, l'anno scorso era stata dichiarata incapace di intendere e di volere dai periti incaricati dal gip del tribunale di Roma. Atto necessario, dopo che la procura capitolina aveva avviato un'indagine incentrata sullo storico autista-factotum di famiglia, il peruviano Vincente Arturo Artadi Gardella, che nel 2012, dopo aver lavorato per quasi un quarto di secolo con Alberto e poi con Aurelia, s'era fatto nominare dalla donna procuratore generale della grande fortuna accumulata dall'attore. Distribuendo poi quasi 2,5 milioni di euro in «donazioni» a se stesso e ad altri domestici della villa. L'autista ha sempre negato tutto, e oggi si dice «distrutto e amareggiato». Ma i pm romani lo scorso 15 settembre hanno chiesto di rinviare a giudizio lui, gli altri sei dipendenti di casa, i due avvocati e il notaio di famiglia (che avrebbero certificato quella procura pur non ricevendo l'incarico direttamente da Aurelia), oltre a ottenere l'allontanamento del tuttofare peruviano dall'anziana sorella di Sordi, divenuto esecutivo appena pochi giorni fa. Aurelia era stata «raggirata», secondo i magistrati, eppure a far precipitare le sue condizioni è stata proprio la «cacciata» di Arturo Artadi. Lo dice l'interessato, lo conferma la storica addetta stampa di Sordi, Paola Comin: «L'hanno fatta morire togliendole Arturo. Venerdì l'avvocato di Aurelia aveva fatto istanza al giudice che aveva allontanato Arturo perché venisse riammesso: senza di lui si sarebbe lasciata morire. Infatti dal primo ottobre, giorno dell'allontamento, Aurelia non mangiava più». Ma il factotum, per i pm, si sarebbe approfittato di lei, che già al momento della nomina di Arturo a procuratore delle sordiane fortune sarebbe stata incapace di intendere e di volere. E, incapace per incapace, a questo punto anche il testamento che «regala» la decina di milioni di euro di patrimonio a favore della fondazione che porta il suo nome - e che vedrebbe Artadi sedere nel consiglio direttivo - potrebbe essere impugnato. Difficile distinguere il confine tra i chiari e gli scuri di questa farsa che almeno come sceneggiatura sarebbe piaciuta ad Alberto. Di certo, ora lo scontro è tra chi ha vissuto gli ultimi anni accanto ad Aurelia - ed è nel mirino dei pm - e i parenti vicini e lontani che reclamano la loro parte. L'attrito produce scintille: ieri due familiari lasciando la villa si sono sfogati: «Ci definiscono avvoltoi, ma la cosa vergognosa è che in casa c'è ancora l'autista». E lui, Arturo, replica bollandoli come «anonimi, presunti parenti».