Mosca si arrende alla bomba: sospesi tutti i voli per l'Egitto

Ufficialmente nega l'attentato, Putin convinto dai servizi a fermare gli aerei. I media francesi: nella scatola nera il rumore di un ordigno

I resti dell'aereo russo che si è schiantato nel Sinai

La decisione di Vladimir Putin è un colpo terribile per l'Egitto, la sua economia, l'autorità del suo leader Abdel Fattah Al Sisi. Il presidente russo ha seguito il consiglio dei suoi servizi segreti e ha ordinato di cancellare tutti i voli da e per l'Egitto, in seguito al disastro aereo di una settimana fa. Un Airbus della linea aerea russa Metrojet che collega Sharm El Sheikh a San Pietroburgo si è abbattuto nella penisola del Sinai, in una zona in cui l'esercito egiziano combatte da mesi contro gruppi estremisti affiliati allo Stato islamico, che ha più volte rivendicato l'abbattimento del volo.

Anche se il portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov, ha subito voluto precisare come la decisione di Mosca non significhi una certezza sulle ragioni del disastro aereo, la cancellazione di tutti i voli dalla Russia verso l'Egitto rafforza l'ipotesi della pista terroristica, sollevata anche dall'intelligence britannica e dallo stesso presidente americano. Ancora ieri fonti delle indagini confermavano in via riservata che l'analisi delle scatole nere sta privilegiando l'ipotesi attentato. France 2 ha dato la notizia, rilanciata dai media francesi, che un inquirente, che ha avuto accesso alla scatola nera, ha detto che si sente distintamente il rumore di un'esplosione, non compatibile con un'avaria. Oggi è prevista la conferenza stampa che renderà noti gli esiti delle indagini. Fonti dei servizi segreti Usa hanno rivelato alla stampa la presenza di intercettazioni di conversazioni tra miliziani jihadisti del Sinai che accrediterebbero la tesi. «Penso che ci sia la possibilità di una bomba a bordo», ha detto giovedì Barack Obama. Solo le autorità egiziane ormai continuano a definire «false e infondate le notizie pubblicate da alcuni media secondo le quali la scatola nera dell'aereo avrebbe rivelato la presenza di una bomba o che un corpo estraneo sarebbe stato trovato a qualche chilometro dall'aereo».

La Gran Bretagna ha chiesto il blocco dei voli su Sharm El Sheikh mercoledì, spedito una piccola squadra di militari all'aeroporto del resort del Mar Rosso, in completo caos da giorni. Sono infatti circa 20mila i britannici in vacanza oggi su quelle coste, mentre i russi sono tra 45 e 70mila (ci vorrà forse un mese per rimpatriarli tutti secondo l'Unione russa dell'Industria turistica). La decisione britannica e quella russa di sospendere i voli è legata ai seri timori delle intelligence sulle falle di sicurezza ai controlli aeroportuali, rafforzate da media e tabloid in Gran Bretagna. Il Sun per esempio ha intervistato alcuni turisti britannici secondo i quali pagando circa 20 euro al personale della sicurezza sarebbe stato possibile saltare le file. Le autorità britanniche hanno chiesto ai passeggeri di viaggiare soltanto con il bagaglio a mano. Il resto sarà controllato con cura prima di essere messo a bordo degli aerei della Royal Air Force. E la crisi si estende anche al Cairo. Ora l'olandese Klm chiede, come già fatto dagli inglesi, di viaggiare soltanto con il bagaglio a mano.

L'ombra su Sharm El Sheikh è un colpo enorme per l'industria del turismo egiziana, già affaticata dagli anni delle rivolte di piazza. Le entrate turistiche rappresentano l'11% del Pil, e se nel 2010 i vacanzieri stranieri in Egitto erano 14,7 milioni, dal 2011 sono scesi a 10. Eppure, una parte del Sinai restava sicura: 2,8 milioni di russi hanno visitato il Paese l'anno scorso, secondo i dati di Euromonitor. La decisione di Mosca, i dubbi sul disastro aereo e anche il tragico errore in settembre dell'esercito egiziano che ha ucciso 8 turisti messicani nel deserto occidentale mettono a rischio una delle fonti principali di rendita. E le preoccupazioni sulla sicurezza incrinano la narrativa del regime di Sisi, che da mesi spiega all'Occidente di avere in Sinai la situazione sotto controllo. Non a caso, ieri sera, il governo egiziano è corso ai ripari, comunicando che Sisi ha parlato con Putin e che entrambi «hanno convenuto di riprendere al più presto i voli in Egitto».