Mose, scoppia un cassone danni per dieci milioni

Cose che succedono in un cantiere complesso, per di più subacqueo. Certo, che un cassone di cemento alto come un palazzo di dieci piani fosse «scoppiato» per un errore umano sui fondali della Laguna di Venezia, con un danno, solo stimato, da dieci milioni di euro, non era certo una notizia a cui fare pubblicità. Ma nemmeno un dettaglio. Eppure lo è stato per quasi un anno quell'incidente che a ottobre del 2014 alla bocca di porto di Chioggia ha provocato, a causa della pressione troppo alta del calcestruzzo, una lesione all'ultima delle 8 piattaforme affondate per ospitare le paratoie delle dighe mobili che dovranno proteggere la Serenissima dall'acqua alta. Ieri il Consorzio Venezia Nuova, commissariato in quello stesso periodo dopo la bufera giudiziaria per un giro di tangenti, si è affrettato a precisare che, appena insediata, nel dicembre 2014, «l'amministrazione straordinaria è intervenuta sulle aziende costituenti l'Ati Codia Scarl, responsabili del lavoro, per la valutazione dei danni e l'avvio della soluzione per il ripristino in corso d'opera». E che le operazioni per sistemare l'intoppo si concluderanno al massimo entro ottobre. Assicura poi che non un euro di fondi pubblici andrà a coprire il costo dell'intervento che resta «in ogni caso a carico delle imprese costruttrici».