Musei gratis, l'ultimo regalo ai profughi

Il Comune si giustifica: «Favorisce l'integrazione» ma le opposizioni non ci stanno: «Decisione discriminatoria»

Matteo BasileGenova Musei di Genova gratis per gli immigrati. Non è soltanto una proposta ma una realtà concreta frutto di un accordo che il Comune di Genova ha stipulato con gli operatori turistici e le associazioni di volontariato. Visite gratuite per tutti: profughi e richiedenti asilo. L'annuncio è stato dato pubblicamente dall'assessore al Sociale Emanuela Fracassi, con tanto di slogan: «È una forma di integrazione». Questo poco prima che la stessa assessore snocciolasse numeri che certificano l'emergenza. «Il diniego delle richieste d'asilo riguarda il 70% degli immigrati che arrivano», ovvero: ogni 10 immigrati che fanno richiesta di asilo politico, 7 non hanno le carte in regola per ottenere lo status. Finita qui? No, perché la stessa Fracassi spiega che «quasi tutti fanno ricorso contro il diniego, garantendosi il diritto di restare presso gli enti del terzo settore che li accolgono sino al terzo grado di giudizio» che, considerata la lentezza della giustizia nel nostro Paese, significa rimanere sul territorio italiano, di fatto legalmente per anni, anche senza i presupposti per poterlo fare. «È un problema reale - conferma al Giornale l'assessore- L'amministrazione comunale deve cercare di rendere il fenomeno più accettabile possibile, o almeno il meno peggio». Regolarizzati sub judice quindi e liberi, almeno a Genova di visitare gratuitamente i musei cittadini. «Non è altro che una delle iniziative che le associazioni di volontariato ci propongono per poter animare il tempo dei richiedenti asilo con attività utili all'integrazione - spiega Fracassi - Si va dalle sport, alla musica, fino all'arte e alla cultura. E poi va detto che i musei civici sono gratuiti anche per i genovesi, la domenica».Ma l'iniziativa del Comune ha incontrato molte proteste e malumori assortiti sotto la lanterna non hanno preso di buon grado la decisione dell'amministrazione comunale. La vice presidente della giunta regionale Sonia Viale, Lega Nord, spiega che l'iniziativa «rischia di generare tensioni sociali, perché sembra una provocazione nei confronti di tanti cittadini in difficoltà più che un modo per favorire l'integrazione» e aggiunge che spera che il Comune «torni sui propri passi e ritiri una proposta che risulterebbe a dir poco offensiva verso i tanti genovesi che oggi, per ragioni economiche, si vedono costretti a dover rinunciare a svaghi culturali e non solo. Non vorremmo che di questo passo la giunta Doria arrivasse anche a coprire le parti intime di statue, tele o affreschi nei musei genovesi per non offendere la sensibilità dei nuovi visitatori».Anche alcuni comitati di cittadini, alle prese con un'accoglienza forzata ed una convivenza quasi mai semplice, hanno contestato il Comune chiedendo che prima di intraprendere iniziative del genere, sarebbe necessario risolvere problemi di altro tenore, come le strutture fatiscenti in cui vengono ospitati. «Strutture precarie in cui manca la sicurezza e i problemi generati ai quartieri sono tantissimi e irrisolti», denunciano dalla convivenza con i richiedenti asilo».Intanto proprio domani il sindaco di Genova Marco Doria partirà per un viaggio di una settimana negli Stati Uniti per promuovere la città con un'azione definita di marketing territoriale. Chissà che l'apertura gratuita dei musei per gli immigrati non faccia parte di questa strategia.

Commenti
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mambo

Gio, 04/02/2016 - 19:25

che demenza questi genovesi. Pensano che questi immigrati siano in Italia non per farsi mantenere, ma per apprezzare la nostre opere d'arte e per acculturarsi. Ma si può essere cosi c......?