Napoli finisce tra le 10 città più pericolose Non è l'Eden, ma Raqqa e Mogadisco...

La strana classifica del «Sun» basata su giudizi superficiali e frasi mai dette

Luciano Gulli

Napoli peggio di Raqqa, la capitale dei tagliagole di Daesh, quelli del Califfo Nero? Ma sì, perché no. Come battuta non è che faccia ammazzare dalle risate; ma sapete come sono gli inglesi in fatto di umorismo, no? La scompisciante freddura (perdonate l'ossimoro) è del Sun, quotidiano londinese così e così, quanto ad autorevolezza, che appioppa alla nostra bella Napoli (che ha i guai suoi, certo) addirittura tre dei mefitici simbolini che corredano la mappa dei «most dangerous corners of Earth», i più pericolosi angoli della Terra. Peggio di Mogadiscio, per dire, che ha solo due brutte magagne: quella del terrorismo e quella dei diritti umani calpestati. Di «pallini» Napoli ne colleziona invece tre: omicidi, gang criminali e droga a gogò.

Le altre città più sfigate del pianeta, secondo il Sun sono, oltre alle già citate, Caracas, Grozny, Manila, St. Louis, Kiev, Perth, Karachi e San Pedro Sula. Ma in Europa, i napoletani non li frega nessuno. Anche la mafia cecena fa ridere, al confronto. E certo, quanto a morti ammazzati in faide di camorra, siamo discretamente avanti, nell'aritmetica continentale. Ma basta questo dato per classificare la città di Totò e di Eduardo, di De Sica e Pino Daniele, di Troisi e dell'immortale Peppino Di Capri, tra i covi da cui stare alla larga, nell'intero mondo? Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò!

Meno male che gli inglesi sono così glamour, così gentlemen, così attrezzati quanto ad understatement - che risponderebbero con un sorrisino di appeasement quando dovessero vedere su questo giornale un titolone che dicesse: «In vacanza a Londra? You Mad. Siete pazzi!!!». Corredato, il titolo, da una simpatica vignetta come quelle che disegnava una volta Forattini in cui si vedesse un furgone che sale e scende da un marciapiede lungo il Tamigi (22 marzo scorso, 5 morti) schiacciando persone innocenti o un giovanotto che si fa esplodere al termine di un concerto (quello di Ariana Grande, 22 maggio, 22 morti e 120 feriti).

I clan partenopei - scrive il Sun - si uniscono nel Sistema («known as 'O Sistema, The System») e si distinguono da altri rassemblement mafiosi italiani per l'assenza di gerarchie nell'organizzazione. Niente boss, insomma. Per dirla all'inglese: «No hierarchical organisation». Le gang sono spesso «crews of kids as young as 12», bande di dodicenni. Sono i danni di «Gomorra», romanzo di Saviano, da cui film, di devastante successo in tutto il mondo.

A tal punto saremmo inguaiati, laggiù nel Golfo, che in Italia, per mandare qualcuno all'inferno, scrivono quelli del Sun, si dice «ma va' a Napoli». Vi risulta?

Fa bene il sindaco De Magistris, che (s)governa una città scassata da molti punti di vista, a fare spallucce e a prenderla sul ridere, dubitando del fatto che chi scrive abbia mai messo piede nella sua città. «Narrazione della città antistorica. Giudizio falso e superficiale. Chi non conosce Napoli non sa che cosa si perde». Tra i napoletani arrabbiati si segnala il parroco di Caivano don Maurizio Patriciello (che se tanto mi dà tanto sarebbe il Califfo di Napoli, come al Baghdadi lo è o lo era di Raqqa). «Il caldo dà alla testa Napoli ha i suoi problemi come tutte le metropoli europee, e noi siamo i primi a denunciarli; ma certi accostamenti».

Il fatto è che la stampa inglese (oggi il Sun, un anno fa l'Economist) fa volentieri di ogni erba un fascio mescolando fiction («Gomorra», romanzo e film) e dati relativi al narcotraffico che da un pezzo (dieci, quindici anni?) è ormai saldamente in mano alla ndrangheta. E' il nostro clichè, pazienza, come quello che ci vuole «brava gente». Ricordate la rivoltella sul piatto di spaghetti del tedesco Spiegel? Fatevi una risata anche stavolta. E morta lì.