Navi e aerei contro i jihadisti Ma sui rischi interni solo parole

Il governo vara misure eccezionali per pattugliare il Mediterraneo. Scontro sulla prevenzione sul suolo nazionale: continua il conflitto tra toghe e 007

RomaQuando si ha a che fare con il terrorismo l'eccesso nella separazione dei poteri può essere pericoloso. Soprattutto, quando sulle indagini magistratura e agenti dei servizi non si parlano. Eppure, come ha segnalato mercoledì il Csm nel suo parere sul decreto-legge del 18 febbraio, è proprio questo il rischio che si corre in Italia. La Direzione nazionale antimafia diventa anche antiterrorismo, però rimane una netta separazione tra attività di pm e polizia giudiziaria per la repressione e attività dell'intelligence per la prevenzione. Il problema è a monte: la magistratura teme che un coordinamento con gli 007, dipendenti dal governo, intacchi la sua autonomia e indipendenza. Quindi, se rapporto ci dev'essere, sono i servizi che devono rispondere al Superprocuratore. Vecchia storia, esplosa clamorosamente sul caso Abu Omar, che ancora ci condiziona.

Così, mentre in Francia si scrive una nuova legge per dare più mezzi e «coperture» agli agenti dei servizi e semplificare le procedure per le toghe, in Italia il governo Renzi ha varato un decreto che adesso dovrà essere corretto in Parlamento, frutto di un compromesso sulle nuove competenze degli 007, malviste da quella parte di sinistra più vicina alla magistratura. Il Csm segnala «uno dei profili più problematici della disciplina di nuovo conio» e nel parere inviato al Guardasigilli Andrea Orlando auspica che siano attribuiti al Procuratore nazionale «i necessari poteri attraverso l'utilizzazione dei servizi centrali di polizia impiegati in materia di terrorismo». Insomma, separazione di poteri sì, ma «contatto e informazione fra il sistema dell'intelligence e quello delle indagini».

Ieri il governo è intervenuto su un altro punto del dl antiterrorismo, presentando un emendamento in Commissione Giustizia della Camera perché le intercettazioni telefoniche e informatiche siano possibili anche per prevenire i reati commessi con « tecnologie telematiche e informatiche». Intanto, il ministro della Difesa Roberta Pinotti definisce «significativi» i primi effetti delle missioni internazionali contro l'Is, ma aggiunge: «A seguito dell'aggravarsi della minaccia terroristica, resa di drammatica evidenza anche dagli eventi in Tunisia, si è reso necessario un potenziamento del dispositivo aeronavale nel Mediterraneo centrale». Per il ministro degli Esteri Ue Federica Mogherini «non c'è alcuna opzione militare».

Ma è sulla sicurezza interna che sono maggiori le preoccupazioni e la polemica esplode. «Siamo in una fase di pre-massima allerta perchè l'intelligence non ha minacce specifiche», spiega il ministro degli Esteri Gentiloni, chiedendo un impegno «nettamente maggiore» dell'Ue sull'immigrazione. I vertici dell'antiterrorismo convocati dal collega degli Interni Angelino Alfano parlano di azioni «possibili» in Italia, dove ci sono quasi 5mila soggetti «controllati» da gennaio, 17 arrestati e 33 espulsi. Molti tunisini sono nell'elenco dei 70 foreign fighters passati da casa nostra e diretti in Siria o Irak. «Lo scontro di civiltà del terrorismo islamico contro l'Occidente - spiega Daniela Santanché di Fi - ha un'accelerazione considerevole. L'Europa che sta facendo? Dorme come sempre». Per una volta è d'accordo il premier Renzi che, riferiscono fonti europee, alla cena dei leader Ue a Bruxelles, tuona: «Se si continua a parlare solo di Russia e Ucraina e non di Mediterraneo finirà che dipingerete un'Europa strabica: dovete considerare il Mediterraneo cuore e non periferia d'Europa».