Ncd nel panico, vuol portare Fi in tribunale

RomaNcd sull'orlo di una crisi di nervi. Da giorni girano voci su una pattuglia di senatori alfaniani pronta a fare le valigie. L'obiettivo: creare un gruppo autonomo a palazzo Madama, satellite di Forza Italia, propedeutico al rientro alla casa madre. Si sono fatti anche i nomi dei presunti transfughi: Antonio Gentile, Piero Aiello, Giovanni Bilardi, Antonio D'Alì, Nico D'Ascola, Guido Viceconte, Michele Cassano. Tutti del Sud tanto che - s'è detto - potrebbero chiamarsi «Sudisti». Naturalmente, svelata l'ipotesi, sono partite le smentite ufficiali. Il più lesto a farlo è stato Antonio Gentile: «Non esiste nulla di tutto questo, è pura fantasia. Il Nuovo centrodestra è il mio partito e non mi muovo da qui. I miei rapporti con Alfano e Quagliariello sono ottimi». Questo in chiaro perché, lontano dai riflettori, raccontano che i rancori di Gentile nei confronti di Alfano non siano affatto sopiti. Gentile, infatti, fu costretto alle dimissioni da sottosegretario alle Infrastrutture perché indagato e Angelino - pressato da Renzi - lo scaricò senza troppi problemi.

E gli altri? Anche loro fanno quadrato, attaccando Forza Italia e minacciando di portare in Tribunale chiunque faccia illazioni sui loro movimenti: «In perfetto stile da “disinformazia” qualcuno ha pensato bene di occultare i guai del proprio partito spacciando ai giornali menzogne sul nostro conto - dicono in una nota Aiello, Bilardi, Cassano, D'Ascola (legatissimo a Quagliariello, ndr ), Gentile e Viceconte - E laddove bufale che ci riguardano dovessero riprendere a circolare, dalla prossima volta ci vedremmo costretti a intraprendere le vie legali per tutelare la nostra onorabilità e soprattutto la verità».

Insomma, nessuna diaspora. Eppure qualche elemento che dà forza all'ipotesi dell'esodo c'è. Per esempio, pare che nei giorni scorsi Maurizio Sacconi, capogruppo Ncd in Senato e relatore della delega sul mercato del lavoro, abbia avvisato il duo Poletti-Renzi: attenzione a non accontentare troppo la sinistra del Pd sull'articolo 18, altrimenti non teniamo più i nostri. Tattica per pesare di più o rischio reale? Di certo l'aut aut di Sacconi non è piaciuto ai vertici dell'Ncd, in profonda crisi esistenziale.

«Chi siamo ma soprattutto dove andiamo?» è il dilemma irrisolto che assilla gli alfaniani che si riuniranno martedì sera all'assemblea dei gruppi. Uno di loro in Transatlantico ammetteva nei giorni scorsi: «O moriamo da soli o ci suicidiamo nell'abbraccio con il Cavaliere». Tradotto: siamo chiusi in una tenaglia tra Renzi e Berlusconi. Analisi condivisa da tutti e anche dall'elettorato posto che gli ultimi sondaggi danno l'Ncd in picchiata al 2 virgola qualcosa per cento. Ma è sul come romperla che riemerge la spaccatura profonda tra gli alfaniani. Quagliariello, Lorenzin e Cicchitto temono molto di più Berlusconi e piuttosto che risentire odor di Arcore porterebbero l'Ncd a fare la costola destra del Pd. De Girolamo, Saltamartini e Lupi, invece, paventano maggiormente il rischio di essere asfaltati da Renzi e scomparire nell'inutilità.

A complicare tutto c'è il nodo sempre più ingarbugliato della Calabria, dove si vota a novembre. Si cerca una candidatura unitaria Fi-Ncd-Udc o no? Lì tra gli alfaniani c'è una faida storica: Scopelliti contro Gentile. Il primo vuole rimanere ben saldo nel centrodestra, il secondo vorrebbe invece portare l'Ncd a sinistra per sostenere il candidato renziano, Pippo Callipo; e dar vita a una sorta di patto del Nazareno dell'Aspromonte cui non sarebbe estraneo neppure l'Udc. Peccato che Callipo non voglia né Gentile né Cesa.