Ncd sempre più a sinistra. De Girolamo protesta

Roma Ncd e Udc accelerano le pratiche per la loro «semi-fusione». Dopo l'annuncio di Gaetano Quagliariello che ha dichiarato esaurita l'avventura della creatura alfaniana, i due partiti stanno accelerando le pratiche per presentare già oggi in una conferenza stampa il simbolo con cui «Area Popolare» sarà presente alle prossime Regionali.

Non è chiaro quale sarà la prospettiva politica della nuova creatura dato che, al netto delle dichiarazioni, un accordo di legislatura fino al 2018 con il Partito democratico finirà per segnare una mutazione genetica e un definitivo allontanamento dal centrodestra. Di certo la scelta non avverrà senza lasciare sul campo più di un malumore. Alcuni esponenti centristi, tra questi Gianpiero D'Alia, ritengono questa decisione una «fuga in avanti». Bisognerà, pertanto, leggere tra le righe dell'annuncio per capire se si tratterà di semplice cartello elettorale, oppure se si procederà alla creazione di un nuovo soggetto con accorpamento delle due strutture.

Non si tratta della sola spina sul cammino dei centristi e in particolare di Ncd. Resta, innanzitutto, da definire la questione del risarcimento per le dimissioni di Maurizio Lupi. Roberto Formigoni non nasconde le richieste del partito. «Ci va restituito il ministero delle Infrastrutture oppure uno di analogo peso politico» dice su Radio 2. «Il ministero delle Pari opportunità non sarebbe sufficiente. Affari regionali, Pari opportunità e Università, così si potrebbe chiudere».

Resta da vedere, poi, quale incarico sarà assegnato a Lupi. Nelle ultime ore è circolata l'ipotesi di una sua nomina come capogruppo al posto della «ribelle» Nunzia De Girolamo. L'attuale presidente del gruppo ha avuto un colloquio con Gaetano Quagliariello, ma la situazione è in stand-by. La De Girolamo continua il pressing per riequilibrare lo spostamento a sinistra del suo partito. «Il prosieguo del nostro cammino nel governo deve essere legato ad alcuni temi: sicurezza, pmi, partite Iva. Altrimenti dobbiamo uscire dal governo. La linea di un partito non la decidono quattro amici al bar, ma le direzioni di partito» attacca la capogruppo. «Mettiamo al voto le varie linee, io non ho paura di restare minoranza. Io sono per l'unità del centrodestra. Questo sembra un monocolore del Pd». La sua posizione - come dimostra il sondaggio pubblicato ieri da Il Giornale - appare maggioritaria nella base e tra i dirigenti locali. Meno in Parlamento dove deputati e senatori sembrano puntare soprattutto al traguardo del 2018. Tanto più che come riportano diverse fonti - da ultimo Dagospia - tra alcuni dirigenti come lo stesso Quagliariello, Beatrice Lorenzin o Dorina Bianchi cresce il feeling con i renziani del Pd. Con una possibile, futura confluenza nel partito di via del Nazareno.