Ncd spalle al muro: slitta il caso Bilardi

RomaIl «caso Bilardi» doveva arrivare oggi nell'aula del Senato, dopo il sì della Giunta per le immunità ad autorizzare l'arresto richiesto a fine giugno dai magistrati calabresi. Ma sembra che il giorno del giudizio, per l'esponente di Ncd accusato di «spese pazze» quando era consigliere nella Regione Calabria, slitti di qualche settimana.

Pare proprio che sarà fissato dopo il 15 ottobre, quando ci sarà il voto dell'assemblea sulla riforma costituzionale del Senato. Il sospetto che si fa strada, nei corridoi del Palazzo, è che Matteo Renzi abbia deciso di giocare questo scherzo al partito di Angelino Alfano per assicurarsi l'appoggio degli alleati centristi. Che in realtà, sono tanto spaccati sul ddl Boschi da far temere al premier che quasi la metà voti contro.

Il governo ha già annunciato che vorrebbe veder approvata la riforma a Palazzo Madama entro il 15 ottobre, prima che si apra la sessione di bilancio, e potrebbe utilizzare il voto su Bilardi come arma di pressione.

Ufficialmente, c'è un motivo tecnico per il rinvio, perché la relatrice dem Stefania Pezzopane non avrebbe ancora depositato la relazione sull' affaire del senatore di Ncd. Fatto sta che oggi l'aula aveva all'ordine del giorno l'esame dei documenti della Giunta presieduta da Dario Stefano di Sel, mentre dovrà occuparsi di altre decisioni prese dall'organismo. E si prevede che non riesca ad affrontare il caso Bilardi.

Se la manovra del Pd serve davvero a «ricattare» i centristi di governo, si potrebbe spiegare allo stesso modo anche il fatto che al Senato non sono ancora state rinnovate le presidenze delle commissioni, mentre alla Camera si è provveduto prima dell'estate. Un altro modo per evitare di creare scontenti tra i senatori del partito di Alfano, il cui voto potrebbe rivelarsi determinante per la riforma?

Dopo aver salvato l'altro senatore Ncd Antonio Azzolini, il Parlamento potrebbe fare lo stesso con Bilardi, per motivi lontani dalla reale valutazione del fumus persecutionis, nell'inchiesta che lo accusa di aver utilizzato 357mila euro di fondi pubblici per scopi personali.

Già in Giunta, la scorsa settimana, il sì all'arresto voluto da Pd e M5S è passato per un voto: 9 a 7 e in caso di parità sarebbe stata negata l'autorizzazione. Nella seduta erano assenti due dem contrari alla richiesta del gip e il centrodestra, che con il socialista eletto nel Pd Enrico Buemi ha votato no, ha denunciato intimidazioni verso la grillina Serenella Fucksia, il cui voto è stato alla fine determinante. Buemi ha anche annunciato di voler porre oggi la questione al presidente del Senato Pietro Grasso, ma tutto cambia in caso di rinvio.