Nei guai per aver fatto il loro dovere

Un africano fugge a un posto di blocco: i militari lo inseguono e l'uomo muore d'infarto. Agenti accusati di omicidio colposo

Gianpaolo Iacobini

I criminali gli sparano addosso, li picchiano, li sbeffeggiano. Se osano reagire, lo Stato li mette sotto inchiesta e li manda a processo. Il caso Rosarno è la spia di quel che accade quotidianamente. Con carabinieri e poliziotti già ridotti alle pezze dal governo per i tagli a fondi e mezzi e, come se non bastasse, sbattuti sul banco degli imputati al posto dei delinquenti. Conegliano insegna: martedì scorso una pattuglia viene chiamata a placare l'ira d'un camerunense, in lite con alcuni suoi connazionali. Sulla testa dell'uomo pende un provvedimento di espulsione. Gli agenti provano a bloccarlo, lui si dimena, cerca di scappare. Colto da malore, stramazza al suolo. Probabilmente un infarto. Ma la Procura di Treviso apre un fascicolo ed iscrive i nomi dei gendarmi nel registro degli indagati. Omicidio colposo il reato contestato. Lo stesso per il quale a marzo era stato indagato un poliziotto che a Vigevano, in provincia di Pavia, insieme ad un collega s'era lanciato all'inseguimento di un terzetto che a bordo di una Bmw aveva sfondato un posto di blocco. Per aprirsi la fuga, uno dei malviventi, un marocchino ventunenne con diversi precedenti penali, aveva aperto il fuoco, prima d'essere centrato dai colpi esplosi dagli agenti per difendersi. Non lo avessero mai fatto: per la Procura, reazione spropositata. Più o meno lo stesso copione scritto per il carabiniere che ad ottobre a Gallarate, vicino Varese, sparò ad un pregiudicato che gli aveva appena spezzato una gamba investendolo con un'auto rubata: per la magistratura inquirente, eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi. Insomma, rogne. E pure tante. Da affrontare molte volte in Tribunale. Alla fine, in genere, arrivano assoluzioni o proscioglimenti, come per il carabiniere in servizio alla Stazione di Cassino, che dopo 4 anni di indagini e processo s'è visto scagionare dall'accusa di aver causato lesioni ad un rom che stava compiendo una rapina, sol perché aveva tentato di impedirglielo. Ma non sempre va bene: nel febbraio del 2015 il Tribunale di Lucca ha condannato un sottufficiale dell'Arma che aveva arrestato un tunisino ladro di rame, usando secondo i giudici «eccessiva rudezza». Obbligandolo persino a risarcire, con 7.500 euro, la presunta vittima.