Nei progetti del numero uno, il Cavallino sarà il fiore all'occhiello del gruppo Fca

Ferrari continuerà a correre da sola, al di fuori del polo premium Alfa Romeo-Maserati, seppur all'interno del grande gruppo automobilistico Fiat Chrysler. E gli analisti, che anche ieri hanno premiato il blitz di Sergio Marchionne sul Cavallino (+1,88% a 7,84 euro, sopra la quota del recesso per la fusione con Chrysler di 7,72 euro) più che brindare al cambio della guardia a Maranello, cominciano a scommettere su quello che succederà nei prossimi mesi, una volta archiviato il capitolo Wall Street.

A muovere la fantasia del mercato, visto che ieri Marchionne ha di nuovo escluso un progetto di quotazione per il Cavallino, è l'ipotesi di uno scorporo futuro proprio di Ferrari dal resto del gruppo, magari all'indomani dell'atteso accordo tra Fca e un partner asiatico, per esempio la giapponese Suzuki o un colosso cinese. Ecco allora che, con le supercar di Maranello indipendenti e blindate, per Marchionne sarebbe magari più semplice stringere un accordo «diverso» con il possibile nuovo socio.

Comunque, per capire come sarà la Ferrari di Marchionne, è necessario fare un passo indietro, al 6 maggio di quest'anno, quando, ad Auburn Hills, l'ad di Fca, insieme ai responsabili dei vari marchi, ha presentato il piano di sviluppo del gruppo fino al 2018. E nell'occasione, assente Montezemolo (nell'aria c'era già qualcosa) era toccato a Marchionne illustrare i programmi del Cavallino (in verità, lo aveva fatto anche in una precedente occasione). Punto fermo: Ferrari non è in vendita. La produzione di supercar, inoltre, sarà limitata a 7mila unità l'anno per preservare l'unicità del marchio, anche se continuerà la ricerca di opportunità sui mercati emergenti mantenendo l'esclusività di quelli maturi. Ma i nuovi ricchi nei mercati emergenti sono in aumenti, da qui la decisione - annunciata ieri - di ritoccare quest'anno leggermente verso l'alto la produzione. Proseguirà, inoltre, la strategia di presentare un modello nuovo all'anno: ai primi di ottobre, al Salone di Parigi (ancora incerta la presenza di Luca di Montezemolo, visto che passerà le consegne il 13) esordirà una Speciale Spider. E a proposito di novità, Marchionne ha escluso, in linea con il predecessore, un Suv marchiato Ferrari. Il nuovo presidente, a meno che non voglia ripartire da zero, avrà solo l'imbarazzo della scelta sui nuovi modelli. Montezemolo è stato chiaro: «Lascio i cassetti pieni di progetti».

Il valore aggiunto di Ferrari per Fca, oltre a rappresentare il fiore all'occhiello del gruppo al momento della quotazione il 13 ottobre a New York, riguarderà senza dubbio i trasferimento di know how e tecnologie di Maranello a beneficio di Maserati, come già avviene nei motori, e Alfa Romeo («il 24 giugno del 2015 vedrete la nuova Alfa», cioè la Giulia, l'indicazione data a sorpresa da Marchionne). «Trasferimenti, però - ho sottolineato Marchionne - che saranno sempre a senso unico, cioè in partenza da Maranello».

Per ora nessuna novità sul fronte dei manager. Confermati l'ad Amedeo Felisa (una sicurezza: è in Ferrari dal 1990) insieme a Marco Mattiacci (Gestione sportiva). L'azienda si è comunque rafforzata con varie new entry , in arrivo anche da Porsche (Michael Leitner), General Electric (Matteo Anversa) e McKinsey (Enrico Riccobon). La sensazione è che cambiamenti ci saranno, ma per gradi.

PBon