Nel caos dello spoglio dei voti esteri Gli addetti: organizzazione ridicola

Non si presentano 97 presidenti di seggio sostituiti con i vigili

Jacopo Granzotto

Roma Fortuna che all'estero non hanno dirette e non possono vedere. Perché il Centro polifunzionale di Castelnuovo di Porto - dove dal 2003 si scrutinano i voti degli italiani all'estero - non ci farebbe una bella figura. Un posto sperduto nei pressi dell'Aeroporto di Fiumicino, difficile da raggiungere, buio. Per arrivare al bunker della Protezione civile ci si mette in coda sulla Tiberina. Ieri è stato peggio del solito. Dopo le accuse di impicci è arrivato l'esercito a presidiare i 1.483 seggi. Attorno 10mila persone, tra giornalisti, profughi (sì, quelli del Cara), presidenti di seggio (97 di loro sostituiti dai vigili urbani) segretari, scrutatori, rappresentanti di lista e centinaia di militari. Tutti nel marasma. Tutti che, invano, provavano a orientarsi nel labirinto. Ma soprattutto il traffico. Tanto che alle 21 gruppi di scrutatori erano ancora intenti a raggiungere il fortino a piedi. «Abbiamo fatto chilometri su una strada al buio, abbiamo corso il rischio di essere investiti, organizzazione ridicola», racconta uno di loro mentre varca la soglia d'accesso.

Giornata partita male. Con il comitato per il «No», la rappresentanza grillina e quelli di Sinistra Italiana (annunciata interrogazione parlamentare) rimasti fuori per due ore, causa disguido con la Corte d'Appello. Ufficialmente non risultavano consegnate le relative designazioni. «Hanno aperto gli scatoloni senza di noi e non abbiamo potuto sorvegliare - fanno sapere dal Comitato per il No -. In realtà le designazioni erano state regolarmente fatte, ma i nominativi erano finiti, guarda caso, nell'elenco dei rappresentanti del Sì. Un errore che ha impedito ai rappresentanti del No di esercitare le proprie funzioni di controllo». «Sappiamo di irregolarità nelle due ore in cui non siamo potuti entrare - rincara il consigliere regionale M5s Davide Barillari - e vogliamo che siano accertate le responsabilità di quello che è accaduto. Abbiamo saputo di schede in cui si vedeva il voto. È una confusione totale, ogni seggio fa di testa sua, ci sono schede aperte voti duplicati, stanno usando in maniera scorretta gli elenchi cartace, prima mettono la scheda nell'urna e poi controllano se ha già votato, un casino totale...». Sempre Barillari riferisce di «assegni da 7mila pound, di scontrini fiscali, di una lettera indirizzata a una banca, di un passaporto» tra gli oggetti rinvenuti all'interno delle buste contenenti le schede. Di tutto, insomma. La senatrice di Sel Loredana De Petris segnala anche questioni legate alle operazioni preliminari.

Comunque alle 23 è cominciato lo spoglio. Una macchina organizzativa imponente che, da ogni parte del mondo, ha portato, tra le polemiche, il voto degli italiani all'estero. Poco meno di 4 milioni gli aventi diritto, l'8 per cento del corpo elettorale; ha votato il 31,33. Una percentuale che poteva essere l'ago della bilancia, come accaduto in passato.