Nell'aeroporto di Zaventem infiltrati almeno 50 jihadisti

E a Bruxelles sì alla legge che costringe gli stranieri a un contratto di integrazione

Francesco De RemigisL'aeroporto di Zaventem, teatro dell'attentato subìto il 22 marzo, continua a lasciare indizi inquietanti sulla sicurezza della «capitale d'Europa». Lo scalo di Bruxelles, dove ogni settimana atterrano centinaia di politici, funzionari, uomini d'affari, lobbisti d'ogni genere e comuni cittadini, sarebbe infatti una fucina di possibili terroristi. Tra il personale non solo simpatizzanti dell'Isis, ma pure «spie» inviate dallo Stato islamico mesi fa per testare la sicurezza belga.Le accuse sono emerse ieri. Contenute, nero su bianco, in una lettera indirizzata ai vertici della società aeroportuale e alle autorità di polizia. Scritta da circa cento responsabili della sicurezza all'aeroporto di Bruxelles-National, parla di pericolo, di segnalazioni, di uomini e donne in servizio in luoghi sensibili di transito. Gli stessi dove i passeggeri subiscono controlli e dove invece gli addetti alle pulizie si muovono con badge raccogliendo nel frattempo ogni genere di informazione. La missiva - che sarebbe solo parte di un più ampio dossier - sottolinea come gran parte dei dipendenti del centro di smistamento bagagli, sulle piste dello scalo, abbia precedenti penali «spesso per fatti gravi».Il sito di Het Belang Van Limburg, quotidiano belga solitamente bene informato, sostiene che si parli di «persone sospettate di aver combattuto in Siria arrivate nell'aeroporto come falsi turisti». «Abbiamo segnalato la loro presenza, ma non sappiamo se qualcosa sia stato fatto con quelle informazioni», denunciano i dipendenti. Un modo per smarcarsi dalle accuse di chi dice che sulla questione c'era stata fin troppa omertà.A oggi, si legge sul sito del quotidiano, almeno 50 sostenitori dello Stato Islamico lavorerebbero in aeroporto. «Hanno un badge di sicurezza e hanno accesso alla cabina di comando di un aereo». «In passato il tesserino di alcune persone sospette è stato confiscato, ma ovviamente non a tutti. Soprattutto al personale dei duty free, a quello delle pulizie e del servizio bagagli».Proprio «tra il personale addetto ai bagagli di Zaventem, ci sono diverse persone che hanno acclamato gli attentati di Parigi», ha dichiarato Vincent Gilles, presidente del sindacato di polizia Slfp, su Rtl. L'intelligence russa, secondo un'ex funzionario della sicurezza citato dall'Agenzia Nova, già il giorno dell'attentato in cui i due kamikaze hanno azionato le bombe, riteneva che «mascherati da rifugiati potrebbero essersi infiltrati terroristi, perché per un certo periodo non c'è stato alcun filtro». Ma la nuova rivelazione è più allarmante ancora.E ieri la notizia che il Belgio ha approvato una legge choc: chi decide di andare a vivere nel Paese da fuori dell'Ue dovrà firmare un contratto che lo impegna a integrarsi nella società, rispettare i suoi usi e costumi, imparare la lingua e denunciare ogni atto che possa essere legato al terrorismo. Qualunque violazione del contratto porta all'espulsione dal Paese. La norma è stata fortemente voluta dal segretario di Stato all'immigrazione, Theo Francken, del partito nazionalista indipendentista fiammingo.