Nelle carte spunta pure Bonaccini Ed è scontro sul vino di D'Alema

L'ex pr Simone e il presidente Casari si contraddicono su "Baffino". Perquisita la sede del gruppo a Modena

Nelle carte dell'inchiesta napoletana sulla Cpl spunta anche il nome del presidente della regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. A farlo è l'allora numero uno della coop, Roberto Casari, intercettato dopo il voto per le Europee 2014, dove come noto la Cpl puntava sull'elezione del sindaco di Ischia Giosi Ferrandino. L'esito del voto era incerto, così Casari chiede una verifica proprio al futuro governatore emiliano, all'epoca segretario regionale del Pd. La traccia è in un sms spedito al presidente della Cpl da un dipendente della stessa coop: «Buongiorno presidente, ho sollecitato Bonaccini come da sue istruzioni e lui mi ha risposto come le riporto: Non ho ancora avuto modo di sentire Delrio. Penso parta per Barcellona a nome del governo. Appena possibile glielo chiedo e vi comunico».

Intanto proprio Casari, nel suo interrogatorio di giovedì scorso, ha smentito che l'acquisto di 2mila bottiglie del vino di D'Alema fosse stato richiesto dallo stesso ex presidente del consiglio. Ai pm l'ex capo della coop ha detto che il vino serviva per i cesti-dono destinati ai dipendenti Cpl. E di averlo scelto perché «quello rosso, di D'Alema, mi ha detto che è senza solfiti, allora mi ha incuriosito». Il responsabile relazioni esterne della coop, Franco Simone, il 6 novembre 2014 aveva però messo a verbale che era stato «D'Alema in persona, in occasione di un incontro casuale tra me, lui, il suo autista e Casari, a proporre l'acquisto dei suoi vini». Ribadendo, dopo l'arresto, che quegli euro spesi in vino e libri firmati D'Alema «può darsi che sia stata una captatio benevolentiae ... magari io avrò detto qualcosa perché sono un chiacchierone, sono un po' un mercante». Così i pm hanno incalzato Casari: «Le è stato chiesto direttamente da D'Alema?». L'ex presidente Cpl ha negato: «No, lui mi ha detto, ho venduto la barca, ho preso una cantina, se ne occupa mia moglie e faccio vino, speriamo sia buono, provalo! L'ho provato, mi è piaciuto e ho detto: prendiamo il vino da mettere nel pacco di Natale». Woodcock e colleghi insistono («Quindi è stato lui a chiederle?»), ma Casari non cambia linea, concedendo che tutt'al più Baffino ha fatto solo un po' di pubblicità: «Ho fatto un ottimo vino, mi ha spiegato».

Intanto ieri è stata perquisita la sede modenese di Cpl, per il filone dell'inchiesta - condotta dai pm della Dda Sirignano, Maresca e Giordano - sui rapporti tra coop e camorra per la metanizzazione dell'agro aversano, basato sulle dichiarazioni del pentito dei casalesi Antonio Iovine e che vede, tra gli altri, Casari indagato per concorso esterno.