Nessuna penale, Di Maio ha mentito. E Conte gli fa scudo: "È colpa mia"

Il vicepremier: non sapevo dell'accordo. Ma alla Camera votò contro

Roma - Conte cerca di mettere una toppa sulla Tap. Luigi Di Maio inciampa sul gasdotto e rischia di saltare in aria ma a salvarlo accorre il premier Giuseppe Conte. «Se colpa deve esserci attribuitela a me», invoca Conte in una appassionata lettera rivolta ai manifestanti no Tap e ai grillini delusi. I costi dell'interruzione di quest'opera, spiega Conte «risultano insostenibili». L'intervento del premier suona come un disperato tentativo di recuperare consenso dopo che gli elettori dei Cinquestelle sono andati a vedere le carte ed il bluff del Movimento è venuto alla luce.

La Tap si è trasformata in una trappola per i grillini e soprattutto per il vicepremier Di Maio che, per giustificare la scelta di non bloccare la costruzione del gasdotto Tap come promesso in campagna elettorale, ha spiegato che lo Stato sarebbe obbligato a pagare una penale da 20 miliardi. Affermazione smentita a priori da un documento del ministero dello Sviluppo economico, Mise, ovvero il dicastero guidato da Di Maio, redatto un mese fa in risposta a chiarimenti richiesti dal comitato No Tap. Il documento spiegava i criteri e la natura degli accordi stipulati tra il nostro paese, la Grecia e l'Albania. In particolare si rispondeva ad una specifica richiesta di chiarimento in merito alle «clausole penali a favore della società Tap e ai possibili contenziosi contrattuali». Ebbene il Mise, quindi in sostanza Di Maio stesso, spiegava ai No Tap che il gasdotto è «un'opera la cui realizzazione non prevede finanziamenti dello Stato italiano», quindi non ci sono penali. Certamente, proseguiva il Mise, l'eventuale annullamento del progetto «causerebbe una serie di danni a soggetti privati e pubblici, configurando richieste di rimborso degli investimenti effettuati nonché dei danni economici connessi alle mancate forniture, anche al di fuori del territorio italiano, nei confronti dello Stato italiano, attivando cause o arbitrati internazionali». Niente penali ma semmai cause di risarcimento.

Ed è infatti alle possibili cause che si riferisce il premier Conte sceso in campo in difesa di Di Maio. «Chi sostiene che lo Stato italiano non sopporterebbe alcun costo o costi modesti non dimostra di possedere le più elementari cognizioni giuridiche», afferma Conte, precisando che con lo stop al progetto «lo Stato italiano verrebbe coinvolto in un contenzioso lungo e perdente, i cui costi potrebbero aggirarsi 20 e i 35 miliardi di euro».

Ma quando Di Maio e i Cinquestelle hanno promesso in campagna elettorale di fermare la Tap potevano non sapere le condizioni votate dal Parlamento? I M5s c'erano e votarono contro l'accordo e dunque non potevano non essere a conoscenza del fatto che lo stop avrebbe comportato cause di risarcimento. Cause che sono comunque cosa assai diversa da una penale che invece scatta in modo automatico.

Commenti

FlorianGayer

Lun, 29/10/2018 - 18:38

Non è una questione di condizioni particolari. Che la Tap prevedesse investimenti e forniture di gas era evidente da subito. Che chi si ritrova con un pugno di mosche non sia disposto a subire tacendo, è piuttosto ovvio.