«Nessuno dei figli di Renzi cambierà scuola nel 2017»

Smentita l'indiscrezione secondo cui il leader Pd avrebbe deciso di affidarli a un istituto privato

Diana Alfieri

Roma Nessun cambiamento di scuola per i figli del premier Matteo Renzi. Emanuele, Ester e Francesco rimarranno negli stessi istituti frequentati lo scorso anno, con i loro compagni e amici. È arrivata ieri la smentita alla notizia, che era stata pubblicata martedì scorso dal sito Dagospia ed era stata ripresa poco dopo da diversi quotidiani.

«Contrariamente a quanto riportato dal Giornale nessuno dei figli di Agnese e Matteo Renzi il prossimo anno cambierà scuola - sottolinea una nota di Palazzo Chigi - ma al contrario i ragazzi frequenteranno le stesse scuole dello scorso anno. Francesco continuerà a frequentare il Liceo classico Michelangelo, pubblico, lo stesso peraltro già frequentato da sua madre Agnese (mentre il padre ha frequentato il Liceo Classico Dante, pubblico). Emanuele la scuola media Maltoni, pubblica. Ester frequenterà la scuola elementare internazionale, esattamente come lo scorso anno». Nessuno dei tre ragazzi, quindi, al contrario di quanto era stato riportato, varcherà il cancello dell'esclusiva scuola americana di Firenze.

Il capo del governo e la moglie Agnese Landini, quindi, sono rimasti fedeli e coerenti con l'idea che l'istruzione pubblica in Italia funzioni realmente.

Del resto lo stesso Renzi aveva avviato la sua attività convinto che l'Italia sarebbe ripartita solo se fosse ripartita la scuola. Di qui la riforma del sistema di istruzione e formazione, la quarta negli ultimi quindici anni, che ha permesso anche alla moglie di passare di ruolo, lasciando il precariato storico.

Ma i principali obiettivi della Buona Scuola, ovvero la fine del precariato e il superamento delle supplenze, non sono stati assolutamente raggiunti. Così in molte scuole statali del territorio a settembre ci saranno ancora cattedre scoperte, nonostante il sovrannumero dei docenti. Del resto la mobilità 2016 non solo non ha risolto il problema ma lo ha addirittura aggravato.

A questo si aggiunge l'anomalia di graduatorie che sottraggono cattedre a chi ha punteggi alti per affidarle a chi li ha più bassi. Una questione su cui i docenti di Puglia, Campania e Sicilia promettono che scenderanno ancora in campo per dar battaglia.