Nessuno sconto all'ex braccio destro di Veltroni

Per il «pentito» Luca Odevaine sei anni e sei mesi: più del doppio di quanto chiesto dall'accusa

Roma C'è qualcuno che dal tracollo dell'asse portante del processo a Mafia Capitale - la mafia, appunto - non ha tratto giovamento al momento della sentenza. È Luca Odevaine, il «facilitatore», l'ex vice capo di gabinetto di Walter Veltroni quando il fondatore del Pd era sindaco della Capitale, un fedelissimo del centrosinistra romano finito a processo perché era a busta paga delle coop rosse (prendeva 5mila euro al mese da Salvatore Buzzi) e di quelle bianche («10, a volte 20mila» da La Cascina), grazie alla poltrona occupata al tavolo di coordinamento sulle politiche migratorie del Viminale e al lavoro di mediazione svolto per aiutare con un «lavoro di raccordo con il ministero dell'Interno» le cooperative nella conquista di appalti al Cara di Mineo e in centri di accoglienza. Ha riconosciuto le sue responsabilità, pur minimizzando l'importanza dei suoi incarichi «istituzionali», ed è stato in un certo senso tra i primi «pentiti» del processo contro «Mondo di mezzo». Tanto che la procura ne aveva tenuto conto, e proprio per la collaborazione aveva chiesto per lui una condanna leggera, a 2 anni e otto mesi di reclusione. Ma i giudici della decima sezione penale di Roma non sono stati affatto d'accordo, e per niente clementi con l'ex braccio destro di Veltroni. Condannato a sei anni e mezzo di carcere, che diventano otto sommati alle due sentenze di altri processi già conclusi (a Roma e a Catania), uno dei quali relativo proprio ai soldi incassati dalla Cascina, circa 250mila euro in totale. Una batosta che non va giù al legale di Odevaine, Luca Petrucci. Il difensore del «facilitatore» parla di pena «eccessiva e non in linea con le altre comminate». «Odevaine - spiega l'avvocato - ha ampiamente collaborato con le indagini tanto da avere ottenuto nei due procedimenti conclusi con un patteggiamento l'attenuante della collaborazione. Nonostante la richiesta della Procura, oggi invece non gli sono state neppure riconosciute le attenuanti generiche». Proprio la durezza della sentenza nei confronti di Odevaine «nei cui confronti la procura era stata di una leggerezza incredibile», invece, è stata rimarcata dal legale di Massimo Carminati, Giosué Bruno Naso, come esempio delle anomalie dell'inchiesta: «Dimostra che il malaffare ha antiche radici davanti alla quale forse la procura si è fermata».

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Ritratto di orione1950

orione1950

Ven, 21/07/2017 - 18:48

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