Netanyahu negli Usa sfida Obama sull'Iran

É ormai una questione di Stato, o di Stati. Non si parla d'altro da settimane in Israele e a Washington. Per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu potrebbe trattarsi del discorso della vita. Lui sembra saperlo visto che, mentre saliva ieri sull'aereo per gli Stati Uniti, ha detto che la sua era una «missione storica e cruciale». Parlerà domani davanti al Congresso americano della minaccia dell'Iran nucleare, del tema che è stato al centro delle battaglie del suo ultimo decennio in politica, la questione che gli ha valso il nomignolo di «Mr. Sicurezza» a casa e all'estero. É stato invitato dai repubblicani che controllano da novembre Camera e Senato, e la Casa Bianca di Barack Obama si è sentita messa da parte. Se per i repubblicani il discorso di Netanyahu rafforza l'intesa sulla sicurezza internazionale, per i democratici l'arrivo dell'alleato a sole due settimane dal voto in Israele è pura ingerenza politica. Così, tutti litigano su questa visita che si fa questione di politica interna sia in America sia in Israele: i democratici accusano i repubblicani d'aver preso l'iniziativa senza chiedere il parere dell'Amministrazione, i repubblicani denunciano la Casa Bianca d'essere troppo debole sull'Iran, con cui proprio in questi giorni la comunità internazionale tenta la via di un'intesa sul nucleare. In Israele, i rivali laburisti di Bibi che rischiano di portare via il trono al premier più longevo dopo David Ben Gurion giurano che in caso di vittoria rimetteranno in piedi il malconcio rapporto con l'alleato americano e criticano il viaggio del premier.

Il segretario di Stato John Kerry, che mentre Netanyahu parlerà al Congresso starà negoziando con gli iraniani i termini di un accordo, ha detto che il premier è il benvenuto a Washington ma che spera che la questione non diventi «una partita di football americano». Il consigliere per la sicurezza nazionale Susan Rice ha parlato di una «decisione - quella di Netanyahu di parlare al Congresso - distruttiva per la relazione» tra i due Paesi.

I rapporti tra Obama e il brusco premier israeliano hanno però iniziato a soffrire ben prima di questo viaggio. La loro antipatia è una non notizia situata tra il gossip e gli equilibri geopolitici. Tra incompatibilità caratteriali e incomprensioni politiche, la realtà va forse cercata in quelle posizioni così diverse sulla tentata intesa con l'Iran cui Netanyahu si oppone con forza e che invece convince Obama. Domani inizia una settimana cruciale per un possibile accordo che «ci sarà», ha detto ieri il presidente iraniano Hassan Rouhani al ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni in visita a Teheran. Se la revoca delle sanzioni internazionali sarà «contestuale».