Netflix si inchina ai sauditi: stop al comico anti bin Salman

La tv online blocca l'episodio in cui lo showman Minhaj parla dell'omicidio di Khashoggi: «Obbligati dalla legge»

Netflix «censura» un suo show. E solo per accontentare l'Arabia Saudita. Un duro colpo per la libertà di pensiero e di streaming.

La piattaforma televisiva online americana ha infatti ceduto alle richieste legali provenienti dal regime di Riad per bloccare il secondo episodio della serie «Patriot Act» (in Italia «Patriota indesiderato») dello stand-up comedian Hasan Minhaj, in cui il trentatreenne di origini indiane tratta temi di attualità con stile informato e graffiante. Nell'episodio, della durata di 22 minuti tutti dedicati all'Arabia Saudita, Minhaj critica e dileggia il regime saudita e il principe Mohamed Bin Salman e in particolare li mette sotto accusa per l'omicidio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi, ucciso lo scorso 2 ottobre nel consolato saudita di Istanbul da alcuni sicari ingaggiati secondo fonti turche e americane proprio da MBS. «Hanno cambiato così tante versioni che l'unica cosa che non hanno detto è che Khashoggi è morto in un incidente di arrampicata su roccia in solitaria», una delle frasi di Minhaj che non sono piaciute a Riad. Che ha messo sotto accusa undici persone per l'assassinio del giornalista ma nega recisamente il coinvolgimento della corona. Va detto peraltro che il Senato degli Stati Uniti ha approvato poco tempo fa una risoluzione in cui si afferma che il principe ereditario è responsabile della morte di Khashoggi.

Il comico, che è di origine musulmana, nello show critica anche apertamente il coinvolgimento del regime saudita nella guerra in Yemen e avverte che «è il momento giusto per rivedere il nostro rapporto con l'Arabia Saudita».

Così la commissione saudita per le comunicazioni e l'informazione tecnologica ha chiesto ufficialmente di bloccare la puntata in quanto violerebbe le leggi contro il cybercimine. E Netflix lo ha fatto, censurando la puntata anche se solo in Arabia Saudita, dove per la verità essa può essere ancora vista su Youtube. «Noi difendiamo con forza e in ogni luogo la libertà artistica e abbiamo rimosso quell'episodio in Arabia Saudita dopo aver ricevuto una richiesta legale valida e in osservanza alle leggi locali», si giustificano dalla piattaforma. La decisione di Netflix ha però disgustato la direttrice di Khashoggi al Washington Post Karen Attiah, secondo cui «@hasanminhaj di @patriotact è stato una voce forte, onesta (e divertente) che ha sfidato l'Aurabia Saudita e Mohammed bin Salman all'indomani dell'omicidio di #khashoggi. Egli ha portato consapevolezza sullo Yemen. È decisamente oltraggioso che @netflix abbia rimosso un suo episodio critico con l'Arabia Saudita». Ha preso una dura posizione anche l'associazione Human Right Watch, il cui direttore esecutivo Sarah Leah Whitson ha twittato: «La rivendicazione di Netflix di sostenere la libertà artistica non significa nulla se poi si inchina alla richiesta ufficiale di un governo che non credono alla libertà dei loro cittadini, che sia artistica, politica o comica». Minhaj non ha al momento rilasciato dichiarazioni.

L'Arabia Saudita è al 169° posto su 180 Paesi di tutto il mondo nella classifica dell'indice della libertà di stampa (comandata da Norvegia, Svezia e Paesi Bassi e con l'Italia al 46° posto appena dopo gli Usa). Ma dalla libera repubblica di Netflix ci si aspettava una maggiore indipendenza.