A New York la moda è femmina e ne fa proprio di tutti i colori...

Tinte pastello per Chiara Boni. Via il tutto nero e blu dalla Beckham che abbina il glicine al verde acqua

di

New York Esiste un modo femminile di fare moda? Chiara Boni pensa di sì e parla dell'occhio di una donna più attento alle esigenze delle altre donne. Cita ad esempio Maria Grazia Chiuri che da ragazza, subito dopo il diploma, ha fatto uno stage con lei e adesso è il primo direttore creativo di sesso femminile della maison Dior. «Amo molto il suo lavoro dice Chiara è sempre stata bravissima ma adesso sta facendo cose sensazionali. Oltre a lei mi piacciono tanto le sorelle Mulleavy di Rodarte, abbiamo in comune un'idea di donna romantica e sognante ma al tempo stesso moderna e pragmatica». La sua collezione per la prossima estate in passerella ieri pomeriggio a New York è esattamente così: una spettacolare tavolozza di moderne tinte pastello mixate con fiori, frange e sapienti costruzioni couture nel jersey bielastico tipico del brand La Petite Robe. «Stavolta ho scelto il più leggero che ci sia spiega volevo linee fluide e carezzevoli perché ho immaginato una Woodstock del nostro tempo senza troppi riferimenti allo stile hippy, ma con lo stesso spirito di allegria, gioia di vivere e condivisione che ha caratterizzato quell'epoca irripetibile».

Ecco quindi gli strepitosi abiti lunghi tagliati a sottoveste con sopra svolazzanti cardigan nelle stesse romantiche tinte: verde avocado, cenere di rosa, azzurro cielo e celadon, ovvero la sfumatura verdina delle antiche ceramiche cinesi. Delizioso il tubino monospalla pieno di frange, gli abiti con manica a calla, quelli su cui sbocciano rose di tessuto e i pantaloni a fiori indossati da alcuni modelli che accompagnano le ragazze in passerella. Anche Victoria Beckham progetta un tipo di donna più morbida e gentile del solito, una che finalmente esce dal tutto nero o tutto blu per entrare in un mondo di bei colori abbinati con il gusto sofisticato della designer. Per esempio con la bella vestina glicine compaiono strepitose pumps glitterate verde acqua. L'unica fantasia è un innocente quadretto da bimba che Victoria dice ispirato dalla rigorosa eleganza delle divise scolastiche inglesi. Gran bel lavoro dunque, ma mai quanto quello che ha fatto Francesca Liberatore per trovare una logica tra la sua idea di un aviatore del tempo e la realtà banale di un guardaroba estivo. Così l'aviatore diventa una stampa molto bella su una moderna tunica di velluto rasato, poi ci sono i meccanismi di orologio jacquard nel top abbinato con dei bei pantaloni neri, di nuovo i quadrettini ma stavolta in chiave old America e una sublime gonna in cotone dal taglio a panier di Maria Antonietta.

Tory Burch fa invece una moda che le somiglia: da ragazza di buona famiglia americana, un po' spitinfia ma estremamente selettiva nel abbinare fantasie e colori. L'idea di fondo è tradurre sugli abiti le sofisticate simmetrie e i decori degli interni progettati da David Hicks, l'aristocratico arredatore imparentato con la regina Elisabetta. Lo show si svolge nel giardino del Cooper Hewitt Museum in una delle più belle giornate di questa fashion week newyorkese lunga come la Quaresima, ma almeno graziata da un tempo fantastico.

Zadig & Voltaire sfila invece nel solito posto underground che è lo sfondo perfetto per lo stile ragazzaccia supersexy e super cool progettato dal direttore creativo Cecilia Bornstrom. Ci vorrà un fisico bestiale per indossare gli short in cuoio nero con il pull bucato ad arte, ma la gonna nello stesso materiale e i cargo camouflage con i sensuali sandali a cristalli colorati possono star bene a qualunque donna capace di giocare con la moda. Fa invece molto sul serio Jonhatan Sanders nel tentativo di cancellare anche il ricordo del wrap dress creato da Diane Von Furstemberg 41 anni fa per imporre una moda ispirata dal glamour anni Settanta nei moderni tessuti tecnici di oggi. Un buon lavoro, senza dubbio. Ma l'anima sta altrove. Debutta invece Isabella Burley, ex giornalista di Dazed & Confused, alla guida di Helmut Lang. Per prima cosa nomina come direttore creativo Shayne Oliver di Hood by Air e su questo prima o poi bisognerà discutere. Ma l'idea di rieditare degli storici pezzi di Lang è più che giusta: al mondo della moda di oggi manca tanto quel tipo di genialità che non pensava tanto al sesso quanto a una cosa che i tedeschi chiamano zeitgeist, lo spirito del tempo.