Nicaragua, il regime fa strage di giovani: già 135 i morti nelle proteste anti Ortega

Sotto i colpi dei paramilitari sono caduti 84 "under 25" e anche 7 ragazzini

San Paolo Il Nicaragua si sta trasformando in un cimitero per la feroce repressione del dittatore sandinista Daniel Ortega, coadiuvato nell'opera di distruzione di massa dalla moglie, la vicepresidente Rosario Murillo, una madre disposta a negare le ripetute violenze sessuali del marito pedofilo contro sua figlia minorenne Zoilamérica e, quindi, anche disposta a far scorrere il sangue pur di mantenere il potere da satrapia di cui gode da un decennio.

Da quando 50 giorni fa è esplosa la protesta contro la tirannia, il numero dei giovani ammazzati è infatti salito a 135, con l'uccisione del 19enne Shester Javier Navarría per mano dei paramilitari orteguisti che da un autoblindo lo hanno colpito mentre lui, con altre centinaia di giovani, difendeva a mani nude l'indipendenza dell'UNAN, l'Università Nazionale Autonoma del Nicaragua.

Prima limitata agli studenti, la protesta, partita contro la riduzione delle pensioni minime, oggi si è estesa a tutti i settori della popolazione e «Ortega non ha più del 15% di appoggio popolare - assicura Felix Maradiaga, un professore universitario che domani rientra nella sua Managua a rischio di venire arrestato o ucciso dalla dittatura che peraltro ci ha già provato due volte negli ultimi 50 giorni - perché molti di quelli che nel 2007 votarono per il suo ritorno ora lo vedono come un nuovo Somoza, il dittatore contro cui vinse la rivoluzione sandinista». Perché hanno cambiato idea? «Per dignità umana - continua Maradiaga - siamo stufi che da anni Ortega obblighi i dipendenti pubblici a scendere in piazza per appoggiarlo e gli studenti a indossare le insegne del suo partito per ricevere una borsa di studio».

Dal 2007 al 2017, secondo i numeri ufficiali della Banca Centrale di Managua, la famiglia Ortega ha ricevuto 40 milioni di dollari al mese come regalo dal Venezuela chavista. Circa 5 miliardi di dollari usati dal dittatore per comprare coscienze e voti e per occupare i principali mezzi di comunicazione, oggi controllati all'85% in modo ferreo dai suoi figli. Ma anche per corrompere Polizia ed Esercito, armare milizie oltre che per fare accordi con i maggiori imprenditori locali. Il modello? Quel capitalismo non democratico tanto di moda in Cina e Vietnam e, di fronte al quale, i Paesi capitalisti democratici oggi sembrano non sapere cosa fare, basti guardare alla dittatura cubana che ieri ha ricevuto in pompa magna i massimi dirigenti di Google, o al regime venezuelano con cui business impensabili sono stati fatti per anni da banche Usa, Svizzere ed europee.

Oltre allo stesso Nicaragua, che seppur indicato per anni come modello dalla Chiesa cattolica perché il dittatore è antiabortista e dal FMI come uno dei Paesi a maggior crescita al mondo, è ormai in guerra civile contro la sua «meglio gioventù». Tra i 135 morti, 7 hanno infatti meno di 15 anni - bambini scesi in strada solo per portare acqua agli studenti ed abbattuti dalla Polizia come Alvarito Conrado -, 84 hanno meno di 25 anni ed il restante sono under 35.