Niente di fatto per la bad bank dell'Europa L'Italia rischia

«Il flusso di nuove sofferenze è tornato a livelli pre-crisi: malgrado tutte le difficoltà, stiamo andando nella direzione giusta». Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha fatto buon viso a cattivo gioco sul mancato raggiungimento di un accordo europeo al vertice della Valletta sulla gestione a livello comunitario dei prestiti bancari non performing. Tramontata la speranza di una bad bank comunitaria, sarà compito dei singoli Stati evitare che i finanziamenti non ripagati impongano la risoluzione degli istituti di credito con pesanti ricadute sui risparmiatori. Ecco quindi che Padoan si è rivolto direttamente alla Vigilanza della Bce. «Penso sia importante - ha aggiunto il titolare del Tesoro - che l'autorità di sorveglianza dell'unione monetaria ponga l'accento sul fatto che le banche devono avere dei piani, gestiti indipendentemente, che però fanno vedere un percorso in base al quale gli Npl (non performing loans) ritornano a livelli fisiologici». Nelle pieghe delle dichiarazioni si scorge un appello all'organo guidato dalla francese Danièle Nouy, ma a forte trazione tedesca a non «accelerare la velocità con cui già sta succedendo questo fenomeno».

L'Unione europea ha, infatti, chiesto agli Stati di prendere misure opportune per liberare le banche dalle sofferenze, ma - come si è visto soprattutto nei casi di Mps e delle quattro banche «risolte» a fine 2015 - lo smaltimento repentino degli Npl implica una cessione a prezzi di mercato che comporta ulteriori buchi patrimoniali. Ecco perché Padoan ha rimarcato che «l'orizzonte temporale dovrebbe essere ragionevole: gli Npl si sono accumulati in un periodo relativamente lungo e non si possono smobilizzare da un giorno all'altro, specie se coinvolgono tante banche, perché questo crea un effetto potenzialmente destabilizzante».

Va notato come il ministro non abbia polemizzato con nessun interlocutore, ma abbia sostanzialmente accettato l'esito fallimentare dell'Ecofin informale della Valletta. Il risultato, infatti, è stato l'approvazione di un documento che demanda alla Commissione Ue l'approvazione di alcune linee guida attraverso le quali i singoli Stati possano creare la propria bad bank come accaduto in Spagna. Lo stesso vicepresidente della Commissione Dombrovskis aveva chiesto agli Stati membri di accelerare e di non perder tempo. Padoan ha cercato di rintuzzare l'attacco perché è chiaro che una bad bank italiana aggraverebbe il problema del debito, mentre la soluzione mista, come evidenziato da Atlante, penalizza gli istituti sani costretti ad aiutare i deboli.GDeF

Commenti

curatola

Lun, 10/04/2017 - 18:27

Ma lo stato quando spende soldi fuori bilancio e finanzia opere di dubbia utilità salvo voti di scambio si comporta come una grossa bad bank che presta soldi che non torneranno. In più lo Stato emette titoli carta straccia sperando che le banche con i soldi di Draghi continuino a comprarli secondo la logica della catena di S.antonio. Dio ci salvi....