Nino Benvenuti: "Io amico di Clay e Ali Era il più grande, danzava sul ring"

Quelli che lo conoscevano bene. I due italiani più vicini a Muhammad Alì. Lo sportivo, l'ex pugile, l'ex campione del mondo dei medi Nino Benvenuti. E il giornalista, Gianni Minà.

Nino l'ha conosciuto quando Muhammad era ancora Cassius Clay ma lo ricorderà per sempre come «il più grande». Con lui ha condiviso la gioia dell'oro olimpico a Roma '60, i Giochi, l'evento che li fece incontrare cementando poi l'amicizia di una vita, un rapporto lungo 56 anni.

Dal campione triestino arrivano un omaggio e un ricordo che vanno oltre il lato puramente sportivo: «È stato il più grande di sempre perchè non aveva solo doti da pugile, ma era anche uno straordinario atleta, un superman», racconta. «È stato il più grande perchè in tanti messi insieme non riuscivano a realizzare le cose che lui, da solo, faceva». Alì, aggiunge Benvenuti ai microfoni di Radio Radio «esprimeva sul ring tutte le sfaccettature del pugilato, e aveva un fisico perfetto per questo sport. Aveva anche la testa piena di inventiva e cose nuove da mostrare ad ogni suo incontro». Va oltre Nino, nel suo ricordo. «Il mio amico Muhammad Alì ci ha fatto assaporare il piacere di sostenere un vincitore importante al di là della vita sul ring e tutti gli elogi gli sono dovuti». E ancora: «A Roma siamo diventati amici, dopodiché non ci siamo più persi di vista. Ci seguivamo a vicenda e gioivamo ognuno per le vittorie dell'altro. Per fortuna di gioie ne abbiamo avute tante». Chi il più grande di sempre? «Lui, sì, lo è stato perchè non aveva solo doti pugilistiche ma era anche un grande atleta, era un superman. Lui esprimeva sul ring tutte le sfaccettature del pugilato, e aveva un fisico perfetto per questo sport. Aveva anche la testa piena di inventiva e cose nuove da mostrare ad ogni suo incontro. E poi un incredibile gioco di gambe. Io ho cercato di copiare da lui proprio quella sua leggerezza, quel muoversi sulle punte dei piedi per girare attorno all'avversario e metterlo a disagio». La verità, però, prosegue Benvenuti, è che Alì «era soprattutto un grande uomo e se oggi non esiste più quella contrapposizione forte tra bianco e nero e sono anche amici, lo si deve a lui. Ha fatto moltissimo per i neri d'America. Alì era unico, di uomini così Dio ne ha fatto uno solo, ed era nero».

«Mi considerava un po' portafortuna e un po' il suo cantore e mi voleva sempre con sé». Così, Gianni Minà, che lo conobbe grazie al suo allenatore, Angelo Dundee: «Ci fece diventare amici. Lui mi considerava un'energia positiva... La prima intervista non andò granchè bene, era diffidente, ma poi mi conobbe e così spesso ero l'unico ad avere accesso a lui, come quella volta quando entrai per primo con la troupe della Rai nello spogliatoio dopo il match di Kinshasa contro Foreman».