Nizza, guerra fra le istituzioni Valls: «Vogliono destabilizzarci»

Dubbi sulle accuse di un agente al ministero degli Interni

Stefano Zurlo

Querelle. Appelli. Precisazioni. La Francia, costretta a convivere con l'incubo terrorismo, si scopre fragile e vulnerabile. Il presidente François Hollande chiama il Paese alla concordia nazionale: «Basta con le polemiche». Ma il tempo delle marce, mano nella mano, sembra finito con l'età dell'innocenza. E ora, in un clima di paura e frustrazione generale, sono le istituzioni a farsi la guerra. Così Nizza attacca Parigi e dalla capitale il ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve annuncia querela contro la responsabile del sistema di video sorveglianza nella città simbolo della Costa Azzurra. Il batti e ribatti non finisce, fra puntualizzazioni e scoop. L'ultimo aggiornamento arriva da Europe1 che torna sull'ormai famosa relazione firmata da Sandra Bertin, l'agente responsabile del sistema di supervisione urbano, in sostanza 1255 telecamere sparpagliate in tutto il territorio comunale. Bertin sostiene che un funzionario del Ministero dell'Interno avrebbe fatto pressioni per accreditare la presenza della polizia nazionale in due varchi strategici per l'accesso alla Promenade des Anglais la sera del 14 luglio. Il problema è che non è chiaro se gli agenti ci fossero, certo le telecamere non li hanno inquadrati e dunque il dubbio rimane. Anzi, viene alimentato dalla presunta insistenza dell'uomo che avrebbe insistito con toni inaccettabili per far risultare le pattuglie nella relazione.

Ora Europe1 sostiene che l'agente si sarebbe sbagliata sull'identità del suo interlocutore: il famigerato funzionario lavorerebbe infatti presso la sede della direzione centrale di Pubblica sicurezza. Una distinzione non solo formale, perché le asfissianti richieste non avrebbero avuto alcun intento oscuro; no, il burocrate avrebbe solo seguito una procedura standard, ripetuta quotidianamente infinite volte, senza alcun valore giudiziario. E la pretesa di ricevere una versione del documento in formato modificabile non avrebbe nascosto chissà quali interventi censori, ma avrebbe solo facilitato un eventuale e banalissimo copia e incolla. Insomma, il giallo dai risvolti inquietanti potrebbe sgonfiarsi anche se al momento si profila una coda in tribunale: Cazeneuve querelerà Bertin per diffamazione. La sostanza è che la Francia si scopre impreparata a sostenere la difficile guerra al terrore. E anche a Nizza si sconta il ritardo di investigatori e intelligence che non sono riusciti a prevenire un attentato costruito, a quanto pare, con mesi e mesi di preparazione.

Certo, in questo clima logorante appare incomprensibile anche l'altra questione denunciata da Bertin: l'Antiterrorismo le avrebbe chiesto di cancellare i nastri di sei telecamere che avevano filmato l'attentato. Di solito, dopo un massacro avviene il contrario, ma qui incredibilmente avrebbe prevalso la tutela della privacy. E la volontà di evitare l'effetto spettacolo sul grande pubblico. Mistero. Dopo giorni di incomprensioni, rimpalli, rivelazioni a cascata sulle pecche di un sistema di controllo che faceva acqua da tutte le parti. Ora Hollande chiede unità e compostezza per permettere alla magistratura di lavorare in pace. Ma intanto il capo del governo Manuel Valls non rinuncia alla stoccata di giornata: «Le polemiche sulle presunte falle del circuito di sicurezza hanno un solo fine: destabilizzare l'esecutivo». E così sospetti e veleni riprendono a circolare.