«No all'uso indiscriminato dei dati pescati a strascico»

L'ex garante della Privacy preoccupato dalla mole di informazioni a disposizione delle Entrate: «Tracciare gli accessi ed evitare anomalie»

Stefano ZurloNo all'analisi a strascico dei nostri conti correnti. Il professor Francesco Pizzetti, ex garante della Privacy, lancia l'allarme alla vigilia di una data storica: il 31 marzo prossimo infatti la gigantesca banca dati dell'Anagrafe tributaria comincerà a lavorare a pieno regime. Per quella data dovrebbe essere completato l'inserimento nel colossale archivio del Grande fratello dei dati di tutti i contribuenti italiani. L'estratto conto di inizio e fine anno, la giacenza media e poi una valanga di dati ulteriori, compresi gli accessi alle cassette di sicurezza. Molti considerano questo passaggio decisivo nella lotta all'evasione, ma Pizzetti mette le mani avanti: «Il Parlamento ha autorizzato la pesca a strascico nei nostri conti correnti. È una misura su cui io, quando ero garante, avevo espresso critiche e riserve, ma ormai il passo è stato fatto».Dunque?«Ora vorrei si evitasse l'utilizzazione indiscriminata di questi numeri. Quella che io, per intenderci, chiamo l'analisi a strascico».Il Parlamento ha fissato paletti precisi e posto limiti all'utilizzo di questi elementi.«Appunto. Dobbiamo controllare con attenzione che i parametri, tutti i parametri, siano rispettati».In concreto, come si esce dalla logica del supercontrollore?«L'Agenzia delle entrate, che gestisce l'Anagrafe dei movimenti finanziari, dev'essere anzitutto in grado di controllare la veridicità dei dati e la loro attualità. Per intenderci, chi mi assicura che il mio estratto conto non sia falso o non sia stato manipolato o non sia vecchio?»In quel caso?«Se le informazioni acquisite sono datate devono essere cancellate. Ma questo non basta. Anzitutto quello che vale per l'agenzia che riceve le notizie deve valere allo stesso modo per la banca che le trasmette, ma poi c'è un altro tema fondamentale».Quale?«Tutti gli accessi ai miei dati devono essere tracciati. Insomma, bisogna scongiurare incursioni di qualunque tipo, dal potenziale ricattatore al semplice funzionario curioso. Di più: gli ingressi devono essere limitati allo strettamente necessario».Perfetto, ma come si stabilisce cosa è essenziale e che cosa no?«Siamo al cuore del problema: io credo che il punto decisivo sia la coerenza con le finalità previste dal legislatore. I controlli dovrebbero andare in profondità nel caso di anomalie. Si tratterà ovviamente di definire con precisione queste anomalie per prevenire blitz e invasioni di campo dentro la mia vita fiscale. Insomma, ogni volta che l'agenzia mette il naso nei miei conti e nei miei movimenti finanziari se ne assume la responsabilità e deve motivare con chiarezza perché lo fa».Resta il fatto che una mole gigantesca di informazioni, oltre un miliardo di dati, viene accatastata in un grande contenitore.«Certo, ma un conto è che i dati vengano buttati alla rinfusa in quel deposito e poi usati con disinvoltura, altra cosa è che siano organizzati con razionalità dentro un fortino sicuro e impenetrabile e che da qui vengano prelevati solo se ce n'è la necessità».Non diventeremo tutti sudditi dell'agenzia?«A suo tempo avevo messo in guardia dalla logica del Grande fratello: trasferiamo milioni di dati all'Anagrafe, poi vedremo che farne. Mi sembra un po' mettere il carro davanti ai buoi. Ma ormai è fatta. Dobbiamo vigilare perché quei dati siano trattati con assoluta professionalità. E per questo dobbiamo potenziare le strutture del garante. È stato proprio il garante a denunciare nei giorni scorsi le ripetute, talvolta clamorose falle nel sistema di sicurezza dell'anagrafe. Una circostanza davvero inquietante».