Noi, "assorellati" nel pensiero unico

Se l'armata letale del pensiero unico non arresterà la sua marcia rinunceremo presto agli abbracci fraterni per agguantare iperletterari abbracci sororali, e sarà tabù affratellarsi perché ci «assorelleremo» in massa. Nulla da obiettare all'accoglienza accordata a sorellanza dai dizionari italiani dell'uso, e ben vengano gli esseri umani e i diritti umani a sostituire gli uomini e i diritti dell'uomo. La parola femminicidio è importante, per l'effetto deterrente della violenza bestiale che porta in sé, se la vittima è una donna. Bene per sindaca o ministra, purché nessuno le imponga per legge, qualora a ricoprire il relativo incarico sia sempre una donna. No, invece, agli insani furori verboclasti di chi pretende di cancellare d'un botto, con la scusa dei pareggiamenti di genere, secoli di stratificazione linguistica e culturale.

In quel fraterno, e nel latino fraternus (ciceroniano e oraziano) da cui è disceso, e nelle altre voci neolatine in cui questo è sopravvissuto, c'è intatto lo spessore di una storia ultramillenaria che al significato di base, quello racchiuso in un amore fraterno (se è in causa il legame tra fratelli), ne ha visto aggiungersi un secondo, un terzo e oltre, tutti con le loro insostituibili sfumature. Nel Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia si danno esempi di fraterno, fra molto altro, per dire di un atto solidale o partecipe; di un'idea accomunante o di un luogo accogliente; di un'amicizia cordiale, un gesto affettuoso, un animo compassionevole.

Scrissi diverso tempo fa, scherzandoci su, che i francesi sarebbero prima o poi arrivati a voler sostituire surité a fraternité nel loro motto nazionale. Gli stessi francesi, se non si fermeranno a solidarité (o al terribile adelphité), potrebbero rispolverare sororal (o sororial) per spedire in soffitta fraternel, e riservare identica sorte a fraternisation o fratricide. Da noi, nell'attesa che fratricidio divenga sororicidio (sorellicidio non va, perché fratellicidio non l'abbiamo), la prossima vittima potrebbe essere Fratelli d'Italia. Rinominiamo l'inno Solidali d'Italia? Meglio allora Sorelle d'Italia, perso per perso, sul modello di Sorelle Bandiera. Per il tricolore questo e altro, anche a costo di dover riscrivere la nostra storia, di dover emendare i nostri classici. Dante compreso. Nella Vita Nova il poeta dice di volersi rivolgere, come pubblico ideale per i suoi versi in lode di Beatrice, «non ad ogni donna, ma solamente a coloro che sono gentili e che non sono pure femmine» (cap. XIX). Alle donne di categoria superiore, insomma. Le altre, le donne che sono solo (pure) femmine, non avrebbero capito un'acca del suo nobilitante amore stilnovistico.

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Sab, 05/05/2018 - 11:47

Il "Mal Francese"...

Ritratto di etaducsum

etaducsum

Sab, 05/05/2018 - 20:25

Quindi niente patria ma matria. No a «una mano lava l’altra», ma una mana l’ava l’altra. No a «fratelli d’Italia», ma sorelle d’Italia. Per fortuna si salvano stupidità, scemenza…