A Nola scandalo-ospedale L'Asl sospende i dirigenti

Difesa di infermieri e medici: «Maxi afflusso, pochi posti: meglio così che niente». De Luca: «Licenziarli»

Simone Di Meo

Nola Dal pavimento alle barelle è già un bel passo in avanti. Il giorno dopo dell'ospedale di Nola è il giorno del silenzio e della minimizzazione. Nonostante un blitz dei carabinieri del Nas inviati dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin e nonostante l'apertura di una inchiesta a modello 45 fatti non costituenti reato da parte del procuratore della Repubblica, Paolo Mancuso.

Al piano terra, dove si trova il reparto di Medicina d'urgenza, pochi parlano e chi lo fa si assicura dell'anonimato. «Un episodio sfortunato giura un medico impegnato a smistare gli ultimi arrivi di un'ambulanza: un vecchietto che teme di aver contratto la polmonite . Un caso dovuto alla maxi affluenza dei giorni scorsi». A ridosso tra l'Avellinese e il Nolano, il Santa Maria della Pietà serve una platea di circa 450mila abitanti con circa 90 posti letto sui 120 teoricamente disponibili e 400 dipendenti (medici, infermieri, operatori sanitari).

Di solito il pronto soccorso affronta un afflusso di circa 150 persone. Nello scorso week end ne è arrivato il doppio. Colpa del freddo e dei problemi respiratori connessi. Ieri, in corsia i pazienti erano appoggiati su barelle e sedie a rotelle. Niente più giacigli sul linoleum. Stessa scena al primo piano, reparto di Ortopedia. Gli altri due piani funzionano a mezzo servizio, invece. L'edificio è in perenne ristrutturazione. Sono chiuse quattro delle sei sale operatorie.

«È vero che una vergogna come quella andata in onda non si è mai verificata in precedenza denuncia un infermiere ma nemmeno possiamo far finta che vada tutto bene. Mancano lettighe e sedili per il trasporto dei malati. Siamo costretti a rubare le barelle delle ambulanze, e siamo in sotto organico». Ad aggravare la situazione anche la mancanza d'acqua che ha costretto la locale Procura ad aprire un ulteriore filone investigativo sulla società di gestione idrica «Gori». Per tre giorni, i camici bianchi sono andati avanti con le autobotti dei vigili del fuoco.

«Abbiamo preferito curare le persone a terra piuttosto che non dare loro assistenza», fa in tempo a spiegare il direttore sanitario Andrea De Stefano prima di essere sospeso dal manager dell'Asl Na3 Sud insieme al responsabile del pronto soccorso Andrea Manzi e a quello della medicina d'urgenza, Felice Avella. «Una di quelle persone aggiunge De Stefano era in arresto cardiaco, i medici hanno fatto la defibrillazione sul pavimento pur di salvarle la vita come è accaduto».

Il secondo piano dovrebbe ospitare la risonanza magnetica ma, al di là dei proclami, nulla è stato fatto. Così come è rimasto su carta il progetto di raddoppiare la volumetria del nosocomio costruendo una nuova ala. Sono 12 anni che se ne parla. A vuoto. «Siamo un ospedale di frontiera tra due Province denuncia Raffaele Ambrosino della Federazione sindacati indipendenti . Spiace che l'amministrazione sottovaluti quest'aspetto e l'emergenza continua e quotidiana che ne deriva».

A tempo record, il governatore campano Vincenzo De Luca ha chiesto di «avviare immediatamente le procedure di licenziamento dei responsabili del pronto soccorso e del presidio ospedaliero di Nola». Al Santa Maria della Pietà raccolgono la sfida. «Ci vediamo in tribunale con De Luca rintuzzano dal pronto soccorso Abbiamo salvato delle vite, altro che gogna mediatica. La sua è solo demagogia sulla pelle della povera gente. Non sarà licenziato nessuno, potete scommetterci».

Commenti

gpl_srl@yahoo.it

Mer, 11/01/2017 - 07:12

altro che sospendere i medici che operano in cosi critiche situazioni! da sospendere sono i responsabili economici!