Non abbiamo senso dello Stato quindi nemmeno dei confini

Confine è un concetto correlato a quello di Stato. È la barriera, ideale, politica e militare, che ogni Stato moderno oppone all'intrusione e/o all'aggressione dall'esterno e all'esodo, dal proprio interno, dei suoi cittadini verso lidi più ospitali. Forse, è per questo che gli appelli all'Europa affinché si dia una regolata di fronte alle ondate immigratorie irregolari sono caduti tutti nel vuoto e ogni Stato ha cercato di provvedere da solo. Non riuscendoci.

Più forte è l'idea di sovranità che i cittadini hanno del «loro» Stato e della legittimità dei suoi comportamenti, maggiore è la loro intransigenza rispetto all'inviolabilità dei suoi confini. L'esempio positivo lo dà l'Inghilterra, il Paese che più rapidamente di ogni altro è entrato nella modernità già con la «gloriosa rivoluzione» (costituzionale) del 1788. Non è un caso (...)

(...) che gli inglesi non abbiano aderito a quell'artificio burocratico che è l'Unione europea e anche ora abbiano deciso di fare da soli. L'esempio negativo lo dà l'Italia, il Paese che più lentamente di ogni altro è entrato nella modernità e ne paga le conseguenze. Gli inglesi hanno forte il senso dello Stato e, perciò, anche del concetto di confine. Noi italiani, che senso dello Stato non ne abbiamo, assistiamo inerti all'invasione di migliaia di immigrati che hanno eletto il nostro Paese a transito verso i Paesi del Nord-Europa, giustificandoci con una non meglio definita solidarietà. Ma è perfettamente inutile invocare, come facciamo, l'intervento dell'Unione europea per contenere entro limiti ragionevoli la fiumana di immigrati che si riversa sulle nostre coste. Fra i tanti difetti che ha, l'Ue ha anche quello di non avere confini, se non quelli dei propri Stati aderenti, periferici rispetto al resto del continente.

Gli inglesi, a suo tempo, invece di abbandonarsi ad una disquisizione ideologica sull'unità europea, non avevano aderito al progetto perché – dissero con efficace espressione empirica - «non ci conviene». Oggi, si direbbe facciano la stessa cosa rispetto alle pressioni affinché partecipino ad un piano comune europeo di contenimento dell'immigrazione. Faranno da soli, come già ha annunciato il primo ministro Cameron. Noi italiani, non cercheremo di fare da soli, per la semplice ragione che, non avendo senso dello Stato – figuriamoci dell'Europa unita che non sia una petizione retorica! - non abbiamo neppure quello di confine.

Diciamola, allora, tutta: non sarà l'Unione europea, e nessun altro, a salvarci dalla colonizzazione immigratoria e, perché no, islamica se non ci daremo da fare noi stessi, contando solo sulle nostre forze. Ma, per salvarci, dovremmo avere forti il senso dello Stato e della sacralità dei nostri confini. Che, nel corso di tutta la nostra storia, sono stati violati tanto spesso da non rappresentare neppure idealmente un simbolo di fronte ad ogni tentativo di invasione. Abbiamo subito e ancora subiamo le invasioni appellandoci, di volta in volta, a qualcuno che, dall'esterno, salvi non solo la nostra autonomia, ma anche la nostra faccia... Chiunque abbia fatto il liceo ricorda che a fare appello allo straniero, ancorché in condizioni storiche tutte particolari, fu addirittura il nostro massimo poeta, Dante Alighieri; che, nel Trecento, aveva individuato in qualche benevolo sovrano europeo il possibile salvatore della nostra sovranità più volte violata. A condizione di violarla lui stesso...

Siamo il solo Paese al mondo che festeggia, il 25 aprile, una sconfitta militare, camuffandola da vittoria della Resistenza. Che fu, ci piaccia o no, il luogo dove si rifugiarono molti giovani ostili ad aderire all'appello della Repubblica sociale per il servizio militare di leva...

piero.ostellino@ilgiornale.it